Ipazia: la presenza che diventa archetipo

Roberta Seminara modella per l’opera di Carmelo Fabio D’Antoni

Nel percorso complesso e articolato del Neo-Stilnovismo Pittorico, la figura della modella assume un ruolo di primaria importanza che va ben oltre la tradizionale funzione di semplice riferimento visivo o di mera presenza accessoria. Essa non è soltanto un elemento decorativo o un supporto alla costruzione formale dell’immagine, ma diventa una presenza viva e dinamica, capace di attivare un vero e proprio processo di trasformazione profonda sia nell’opera che nella percezione dello spettatore.

All’interno del contesto del Neo-Stilnovismo, la modella si configura come una vera e propria soglia simbolica: un punto di transizione fondamentale tra il visibile e l’invisibile, tra la dimensione individuale dell’essere e quella universale del pensiero e dell’arte.

Proprio in questa prospettiva di valore simbolico si inserisce la preziosa collaborazione con Roberta Seminara, la cui presenza ha rappresentato un contributo essenziale per la realizzazione dell’opera Ipazia, una delle immagini più emblematiche e significative del ciclo dedicato alle figure femminili che incarnano la conoscenza, la saggezza e la spiritualità.


Ipazia: oltre la storia

L’opera non si limita semplicemente a evocare la figura storica della filosofa alessandrina, ma la trasfigura profondamente, trasformandola in una presenza che trascende i confini temporali per appartenere a una dimensione più ampia e universale.

Ipazia diventa così un simbolo:

In questo senso, l’immagine si sottrae completamente alla dimensione puramente narrativa per immergersi in una dimensione archetipica e atemporale.

Lo sguardo frontale, elemento centrale e distintivo della costruzione stilnovista, non si limita a rappresentare un semplice volto, ma instaura una relazione diretta e intensa con l’osservatore. Non si limita a descrivere: interroga profondamente.

Il rotolo che la figura tiene con cura non è un semplice attributo iconografico privo di significato, ma rappresenta il simbolo del sapere che attraversa e supera le barriere del tempo, mentre lo spazio retrostante, ampio, aperto e cosmico, dissolve ogni riferimento contingente e temporale per proiettare l’immagine in una dimensione contemplativa e meditativa.


La modella come presenza generativa

Nel complesso e articolato processo creativo, Roberta Seminara non si limita semplicemente a offrire la propria immagine, ma si presenta come una presenza essenziale, silenziosa e profondamente concentrata, che permea ogni fase della realizzazione artistica.

Proprio grazie a questa particolare qualità interiore e a questa attenzione intensa, si rende possibile una profonda e autentica trasformazione dell’immagine stessa.

Nel contesto del Neo-Stilnovismo Pittorico:

Il volto non viene semplicemente riprodotto in maniera statica o meccanica, ma viene attraversato in profondità. La fisionomia si trasforma in una materia viva e dinamica, destinata a essere rielaborata continuamente, fino a perdere la propria dimensione strettamente individuale per assumere una valenza universale, capace di parlare a chiunque.


Dalla persona all’archetipo

Il passaggio dalla modella all’opera rappresenta uno dei temi più profondi e centrali della ricerca stilnovista, un vero e proprio fulcro su cui si fonda la riflessione artistica e poetica di questo movimento.

Nel caso specifico di Roberta Seminara, questo processo si realizza attraverso una progressiva e accurata essenzializzazione, un percorso di semplificazione e di sintesi che porta a distillare l’essenza stessa della figura rappresentata.

Ciò che ne emerge non è più la mera rappresentazione di una singola persona con caratteristiche individuali, ma piuttosto una figura universale, capace di incarnare valori, emozioni e tensioni che sono condivise da un ampio pubblico e da una collettività più vasta.

L’archetipo, in questo contesto, prende il posto dell’identità personale, senza mai cancellarla completamente, ma superandola e trasformandola in un simbolo che trascende la singolarità per raggiungere una dimensione più alta e universale.

Arte come evento, non come oggetto

La collaborazione artistica tra Carmelo Fabio D’Antoni e Roberta Seminara si inserisce pienamente all’interno di una visione dell’arte intesa come un processo dinamico e in continua evoluzione, e non semplicemente come un risultato finale o un’immagine statica.

L’opera d’arte, in questo contesto, non rappresenta soltanto un’immagine conclusa e definita, ma si configura come il punto di arrivo di un’esperienza complessa che coinvolge in maniera profonda la presenza fisica, il fluire del tempo e un continuo processo di trasformazione e crescita.

In questa prospettiva, Ipazia si presenta come un evento che è insieme visivo e spirituale, nel quale ogni singolo elemento – dall’artista che crea alla modella che interpreta – assume un ruolo fondamentale e partecipa attivamente alla costruzione di un significato molto più ampio e articolato.


Con Ipazia, il Neo-Stilnovismo Pittorico riafferma con forza e convinzione la possibilità di una pittura che va ben oltre la semplice rappresentazione visiva, una pittura capace di rivelare significati profondi e nascosti. Questa nuova visione artistica non si limita a riprodurre fedelmente ciò che si vede, ma cerca di svelare un livello di verità più intimo e profondo attraverso l’opera.

In questa profonda rivelazione, la figura della modella acquista un ruolo assolutamente essenziale e fondamentale: essa non è più soltanto l’origine materiale o il semplice punto di partenza dell’immagine, ma diventa una vera e propria soglia, un passaggio necessario attraverso cui l’immagine stessa può prendere forma e manifestare la propria verità interiore.

Caratteristiche dell’opera

Titolo: Ipazia
Autore: Carmelo Fabio D’Antoni
Modella: Roberta Seminara
Anno: 2025
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 70 × 100 cm

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