Luglio 23, 2024

A cura di Mariagrazia Minio Direttrice CCM Museum 

Erica Calardo nasce a Genova nel 1980, ma vive e lavora a Bologna. 

L’artista ci propone opere dal gusto retrò che affascinano lo spettatore con figure femminili accattivanti, in un vortice di sensazioni legate al mistero e alla magia. 

Il fascino del passato rievocato nella figurazione di Erica Calardo, non è certo cosa nuova nell’esperienza dell’arte, a testimonianza una lunga sequela di esplorazioni tradotte in movimenti o correnti artistiche sovente presentati con il prefisso “neo”.

Uno stile neo gotico quello proposto dall’artista che riprende sfumature e sensazioni d’altri tempi, tradotti nelle tele con la peculiarità di una tavolozza ricca di sfumature, velature che svelano mondi nascosti, come espressione di una creatività trasferita nella sua perenne attualità.

Lungo il suo percorso ogni suo proposito monopolizza lo slancio ispirativo, assestandosi in una più distaccata meditazione. 

Nell’opera “the peace of the roses (Elizabeth of York)”colpisce la figura, la trasparenza dell’anima, come se volesse uscire dalla tela , distaccandosi dal proprio essere materiale, come un pensiero dell’attesa di un amore che deve arrivare, confortata dal profumo dei fiori nella sua dolce attesa.

Un’Opera creata con velature morbide e avvolgenti. Una tavolozza di colori semplici che rende l’idea del proprio stile.

Le immagini sono la più antica forma di proiezione della realtà.

Il figurativo domina da secoli lo scenario dell’arte a testimonianza dei posteri per una tangibile percezione del mondo e della società a cui appartenevano.

Il suo slancio genera fervore creativo ed equilibrio per tensione e serenità, si pianifica, si difende, si crede.

In Erica Calardo l’ispirazione va oltre e non si ferma solo all’opera ben fatta, o nei simboli onirici , ma  racconta anche gli stati d’animo dell’essere umano, con le sue fragilità e le sue ambizioni, in cui i tratti netti, sicuri e immaginifici dialogano con lo spettatore.

La tecnica assunta non è mai neutra, al contrario impone un peso decisivo e ne condiziona il contenuto.

Ed è così che nelle tele il tempo si ferma in una desolazione esistenziale di un essere che è padrone di molte cose, ricco di oggetti che nella pittura di Erica Calardo diventano puro istinto misto ad intuito, svelando un presente che è già inevitabilmente un futuro nel quale ci riconosciamo. 

Allora ecco che compaiono simboli esoterici, che ci liberano dal pregiudizio di non essere accettati, perdendo di vista la reale essenza della verità.

Le opere di Erica Calardo esaltano l’effimero, svelano il reale rapporto  tra uomo e magia, tra materiale e immateriale, tra genialità e istinto, quasi un passaggio obbligato, una certezza in una società incerta che deve scardinare i suoi canoni per poter ritornare ad essere libera.

Come disse Picasso “ … paradossalmente dipingere è il mestiere di un cieco. Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, cioè dice a se stesso su ciò che ha visto…”

Quanto detto sopra si presenta come giustificata premessa all’esame critico dell’arte di una pittrice figurativa quale è Erica Calardo, che è passata attraverso una serie di esperienze sempre aderenti ai contenuti della realtà, in un rigore artistico espressivo che denota un appassionato impegno che trasforma la sua arte in un linguaggio di grande originalità. 

Accordi di rilievo della linea, pura sapienza prospettica, forte sentimento spaziale sono elementi che determinano, nell’opera finita, non solo una bellezza della forma ma un complesso di sentimenti relativo alla cultura che fanno dell’artista un’interprete unica della verità. 

La sua peculiare interpretazione pittorica va ben oltre la rappresentazione del vero, ogni suo quadro è un racconto poetico che lascia il segno.

Più reale del reale, un realismo ricreato da una elegante ricerca di colori, nell’attimo catturato per andare oltre il visibile sulla natura, sulla bellezza non tralasciando la fragilità e le debolezze.

Questa è Erica Calardo.

Mariagrazia Minio 

Direttrice CCM Museum