Giugno 24, 2024

Leonardo da Vinci – Vergine delle rocce (Parigi) a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Eccoci di nuovo insieme alla scoperta dei tesori dell’arte e dei segreti che essi nascondono. Oggi ti presento la «Vergine delle rocce» del grande Leonardo da Vinci, conservata al Museo del Louvre di Parigi. L’opera, la prima realizzata dal pittore in Lombardia, è stata commissionata a Leonardo dalla Confraternita dell’Immacolata Concezione per la propria cappella nella distrutta chiesa di San Francesco Grande a Milano: un contratto del 25 aprile 1483 impegnava il pittore a consegnare l’opera l’8 dicembre successivo, festa dell’Immacolata Concezione. Leonardo era giunto a Milano solo un anno prima, nell’estate del 1482, inviato da Lorenzo il Magnifico alla corte di Lodovico il Moro. Si presentò ufficialmente al Duca quale esperto di arte militare, ingegnere, scultore, suonatore di lira e da ultimo anche come pittore.

Leonardo si mette all’opera e affronta le esigenze della committenza, intrisa di spiritualità contemplativa francescana, attraverso lo studio della natura: indagare scientificamente il mondo è lo strumento con cui Leonardo riesce a parlare il linguaggio della sacralità. Sin dagli anni fiorentini, infatti, Leonardo era stato animato da un’instancabile curiosità intellettuale che aveva fatto di lui un attento osservatore della natura e delle sue leggi al fine di poterle rappresentare.

La Verginedellerocceappare di struttura complessa: non narra una vicenda ma piuttosto rappresenta e offre alla contemplazione un mistero immergendolo in un contesto naturale.

In una precisa gerarchia piramidale sono raffigurati quattro personaggi, legati fra di loro da uno stretto rapporto fatto di gesti e sguardi. In primo piano, in contrasto con l’oscurità della grotta umida, si staglia inginocchiata la figura della Vergine: con la mano destra presenta il piccolo san Giovanni Battista, anch’egli inginocchiato e con le mani giunte, riconoscibile per i suoi attributi classici ovvero la croce costituita da canne e i poveri panni che indossa; dall’altra parte siede Gesù Bambino, con la mano destra benedicente e lo sguardo rivolto verso il cugino; sul lato destro, un angelo inginocchiato indica il Battista con la mano destra e con lo sguardo si rivolge verso lo spettatore, come se lo volesse chiamare in causa all’interno della scena.

La scena si svolge all’interno di un ambiente roccioso che si apre nello sfondo rivelando interessanti vedute di paesaggi fantastici che a sinistra sfumano in lontananza per effetto della foschia secondo la tecnica della prospettiva aerea di cui lo stesso Leonardo è considerato l’iniziatore. La natura è selvaggia e primordiale, non ancora segnata dalla civilizzazione dell’uomo: appare misteriosa, mutevole, diversa dalle ordinate e luminose campagne rassicuranti della coeva produzione toscana. L’acqua che si vede in primo piano ha scavato le rocce e ricompare in lontananza, sotto forma di vapore e umida nebbia. Con questa opera, l’artista vinciano pone le basi di una nuova stagione della pittura che potremmo definire naturale, in antitesi con la visione intellettuale della pittura fiorentina. Inoltre, qui Leonardo raggiunge alti vertici nell’utilizzo del cosiddetto sfumato: si tratta dell’uso di ombre dense e scure che, avvolgendo i corpi, ne rendono impercettibili i contorni. Con straordinario spirito di osservazione, Leonardo giunge alla conclusione che le forme non si conoscano attraverso il contrasto tra luce e ombra bensì nelle zone di passaggio tra i due stati: i limiti della realtà non sono composti da linee ma da superfici; la linea in natura non esiste ed è per questo che Leonardo ritiene di giungere a una buona resa del dato naturale con il solo uso della modulazione luminosa senza mostrare il disegno di contorno.

La caverna allude al luogo della natività di Gesù e Maria sembra essere l’asse da cui si genera lo spazio: Maria non è nella caverna ma è la caverna! In questo ambiente prolificano molti fiori, descritti con minuzia botanica: essi alludono alla vita e soprattutto alludono a Gesù, fiore sbocciato nel sacro luogo dell’origine, Maria stessa; la grotta richiama il ventre di Maria, cioè il luogo dove accoglie la vita nascente e verso cui prova tenerezza e amore. Leonardo vuole indicarci questo luogo originario da cui deriviamo per ricordarci che siamo amati e desiderati soprattutto nel pieno delle prove della vita e dei nostri limiti.

Nello spazio originario della caverna si svolgono dunque eventi storicamente tramandati ma simbolicamente rappresentati a cui allude l’intreccio delle mani sul capo di Gesù: sembra infatti che la Vergine stia descrivendo la discesa dello Spirito Santo in forma di colomba sul capo di Cristo durante il battesimo nelle acque del Giordano, mentre l’angelo indica il piccolo san Giovanni come colui che opererà quel battesimo; non a caso, sopra il capo di san Giovannino si scorge un fiume che scorre in lontananza, evidente allusione al Giordano. Leonardo risponde così all’esigenza di offrire un’immagine per la meditazione dei misteri della fede.

Maria funge da ponte tra la parte sinistra e quella destra del quadro: la parte sinistra si direbbe il lato terreno – non a caso Maria tocca, stabilendo una complicità fisica, San Giovannino che come lei è una creatura – mentre il lato destro è quello soprannaturale della fede, occupato da Gesù figlio di Dio che manifesta la sua doppia natura toccando la terra con la mano sinistra e mantenendo la contiguità fisico-spaziale con l’angelo, rappresentante del divino, dal quale sembra ricevere addirittura sostegno. Nonostante la divisione, tutto e tutti sono in relazione tra loro grazie a un dialogo muto fatto di direttrici dello sguardo, elementi del paesaggio e gesti.

Leonardo non consegna l’opera alla scadenza dei sette mesi pattuiti e perciò ne nasce una controversia giuridica che si trascina per diversi anni; una volta finito però, il dipinto lascia Milano come dono di stato di Ludovico il Moro e Leonardo è quindi costretto a realizzarne un secondo, con l’aiuto della bottega. Questa seconda versione della VerginedelleRocce, oggi conservata a Londra, è cromaticamente più fredda, con luci e ombre sono rese in maniera più nitida e contrassegnata da una composizione più convenzionale poiché Leonardo rinuncia volutamente all’enigmatico gesto dell’angelo presente nella tavola originale.

Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Storico dell’arte