Aprile 13, 2024

Bergognone – Assunzione e Incoronazione della Vergine a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Ti presento la grande pala con l’«Assunzione e l’Incoronazione della Vergine» di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone; l’opera si data al 1522 ed è conservata oggi nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Con grande maestria, il pittore lombardo sintetizza in un’unica rappresentazione tre momenti distinti della glorificazione di Maria: la constatazione della tomba vuota da parte degli apostoli, la sua assunzione al cielo in anima e corpo e infine la sua incoronazione da parte della Trinità come regina del cielo e della terra. Maria, in quanto madre e perfetta imitatrice di Gesù, partecipa al suo stesso destino e alla sua gloria.

Il paesaggio che si staglia sullo sfondo risente della lezione leonardesca e affascina per la natura limpida e vivacizzata da alture, colline, alberi, corsi d’acqua, prati e città.

In basso, Maria indossa una veste rossa ed è avvolta da un manto blu: il rosso è il colore simbolo della sua umanità mentre il blu rimanda alla divinità di cui è stata rivestita secondo quanto detto dall’angelo Gabriele all’Annunciazione: «lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra». La Vergine è circondata da un’aura a forma di mandorla e splendente con raggi solari, così come narrato nel libro dell’Apocalisse, in cui si parla di una «donna vestita di sole»; la mandorla è antico simbolo dell’inclusione di un contenuto prezioso in un guscio duro e impenetrabile ed in questo caso rimanda simbolicamente alla verginità di Maria. Uno stuolo numeroso di angeli le fa da corona in un tripudio sonoro e festante; quattro la sostengono nella sua ascesa al cielo e altri due le poggiano la corona regale sulla testa. Sono rappresentati nelle vesti di fanciulli, elemento che richiama la loro purezza e innocenza.

In due stendardi, sulle trombe, si leggono delle sigle «XPS» e «IHS»: si tratta delle iniziali di Cristo e della sua missione di salvatore degli uomini.

Gli apostoli sono caratterizzati in maniera differente, alcuni esprimono sorpresa e sgomento per la scoperta della tomba vuota: i due rappresentati in primo piano sono Pietro a sinistra e Giovanni a destra, quest’ultimo con il mantello rosso, simbolo di passione e del suo amore nei confronti della Vergine che Gesù dalla croce gli aveva affidato come madre.

Accanto agli apostoli appaiono quattro figure estranee alla vicenda, la cui presenza sottolinea la continuità della storia della salvezza che raggiunge anche il presente e continua ad essere attuale: i due vescovi qui rappresentati sono probabilmente Ambrogio a destra e Agostino a sinistra, figure molto venerate in area lombarda.

Maria, conclusa la sua esistenza terrena, è stata assunta in cielo, cioè è stata portata in cielo dal proprio Figlio, già nella gloria del Padre, ricevendo in questo modo non un premio bensì la conseguenza di ciò che ella aveva compiuto durante la propria vita: aveva dato alla luce il Figlio stesso di Dio. Maria è prima di tutto madre, donna che comprende cosa voglia dire portare in grembo il proprio figlio, sentirlo crescere come carne della propria carne, vedere il proprio ventre crescere. Maria è la casa che Dio si è disegnato fin dall’inizio dell’eternità per potersi incarnare.

La Vergine è stata assunta in cielo nella gloria della Trinità e proprio quella è anche la nostra ultima dimora: il cimitero è solo un luogo di passaggio, ma la dimora eterna sono la gloria e il tempo infinito. Questo è un bell’annuncio che apre la porta alla speranza e alla gioia. Il nostro corpo, così come quello di Maria che contempliamo nell’opera del Bergognone, sono destinati alla gloria, hanno un futuro: forse nessuna religione esalta a tal punto il corpo quanto il Cristianesimo! Il nostro corpo è per la gloria e proprio per questo è giusto che sia rispettato e valorizzato come dono prezioso che ci è stato dato!

Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Storico dell’arte