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Eleanor Fortescue-Brickdale: dame, leggende e bellezza nell’ultimo sogno preraffaellita

ARS MAGISTRIS ArteNarratore d'arte - Rubrica - Ritratti di LuceEleanor Fortescue-Brickdale: dame, leggende e bellezza nell’ultimo sogno preraffaellita

Eleanor Fortescue-Brickdale: dame, leggende e bellezza nell’ultimo sogno preraffaellita

Ginevra, Giovanna d’Arco, eroine, corti medievali e figure simboliche: la pittrice che trasformò il passato in un universo di grazia, racconto e memoria

Ci sono artisti che arrivano all’inizio di un movimento.

Altri ne raccolgono l’eredità quando quella stagione sembra ormai conclusa.

Eleanor Fortescue-Brickdale appartiene a questa seconda categoria.

Quando iniziò a costruire il proprio linguaggio, la grande stagione originaria dei Preraffaelliti apparteneva già alla storia. Rossetti era morto. Millais aveva attraversato trasformazioni profonde. Burne-Jones aveva portato il sogno medievale verso il Simbolismo.

Eppure quella visione non era terminata.

Continuava a vivere.

Nei libri.

Nelle vetrate.

Nell’illustrazione.

Nelle leggende arturiane.

Nelle figure femminili.

Nella nostalgia per un Medioevo mai realmente esistito, ma profondamente necessario all’immaginazione moderna.

Eleanor Fortescue-Brickdale divenne una delle interpreti più raffinate di questa eredità.

Nata nel 1872 e morta nel 1945, fu pittrice, illustratrice, acquerellista e designer. La critica l’ha collocata tra gli ultimi protagonisti della tradizione preraffaellita successiva, pur senza alcun legame diretto con la Confraternita originaria.

La sua arte possiede una qualità particolare.

Non cerca la violenza.

Non cerca la deformazione.

Non cerca il rumore.

Cerca la narrazione attraverso la bellezza.

L’ultimo Preraffaellismo

Parlare di Fortescue-Brickdale come “preraffaellita” richiede una precisazione.

Non appartenne alla Brotherhood fondata nel 1848.

Non poteva farne parte: nacque quasi un quarto di secolo dopo.

Ma ereditò molti dei suoi principi visivi e culturali.

Il colore brillante.

La precisione decorativa.

La passione per Medioevo e Rinascimento.

L’interesse per il simbolo.

La centralità della donna.

La letteratura come sorgente dell’immagine.

La convinzione che un’opera possa contemporaneamente essere bella e raccontare qualcosa.

Martin Hardie la definì una delle ultime sopravvissute dei “later Pre-Raphaelites”, sottolineandone proprio l’amore per significato morale e simbolico, allegoria, decorazione e colore luminoso.

È una definizione che descrive perfettamente il suo mondo.

Quando il Medioevo diventa memoria

Il Medioevo di Fortescue-Brickdale non è quello degli storici.

Non è fatto principalmente di guerre, malattie, carestie o brutalità.

È un Medioevo della memoria culturale.

Corti.

Vesti.

Leggende.

Regine.

Santi.

Cavalieri.

Fanciulle.

Giardini.

È il passato trasformato in linguaggio poetico.

Questo processo era già avvenuto con Rossetti, Burne-Jones e William Morris.

Fortescue-Brickdale lo porta nel Novecento.

Il Medioevo non come fuga, ma come strumento

È facile definire queste immagini semplicemente “nostalgiche”.

Ma sarebbe limitante.

Il passato idealizzato permette all’artista di parlare del presente senza rappresentarlo direttamente.

Una regina medievale può parlare di dignità.

Una santa può parlare di fede.

Una donna della leggenda arturiana può parlare di desiderio, fedeltà o colpa.

La distanza storica rende il simbolo più forte.

La donna al centro

Come accade in molta pittura preraffaellita e tardo-preraffaellita, il femminile occupa un ruolo centrale.

Ma Fortescue-Brickdale guarda le donne da una posizione diversa rispetto a molti colleghi uomini.

Le protagoniste non sono soltanto oggetti di desiderio.

Possono essere:

regine,

sante,

eroine,

figure letterarie,

donne colte,

donne tragiche,

personaggi storici.

La figura femminile diventa depositaria di una storia.

The Golden Book of Famous Women

Nel 1919 venne pubblicato il suo Golden Book of Famous Women, un volume illustrato dedicato a celebri figure femminili della storia e della letteratura. L’opera comprende numerose tavole ed è oggi digitalizzata; la copia storica conservata su Wikimedia Commons è indicata come pubblicata nel 1919.

Il progetto è straordinariamente interessante.

Perché non si tratta semplicemente di una raccolta di immagini belle.

È quasi un pantheon femminile.

Storia.

Letteratura.

Religione.

Leggenda.

Le donne diventano protagoniste di una memoria culturale condivisa.

Ginevra

Tra le figure presenti nel volume compare Guinevere, la regina Ginevra del ciclo arturiano. Una tavola del 1919 è conservata e riprodotta su Wikimedia Commons.

Pochi personaggi potevano essere più adatti alla sensibilità di Fortescue-Brickdale.

Ginevra appartiene a un mondo di:

cavalleria,

regalità,

amore proibito,

fedeltà,

colpa,

destino.

È regina.

Ma è anche donna.

È simbolo di un ordine.

E contemporaneamente figura che mette quell’ordine in crisi.

Ginevra e Lancillotto

La leggenda di Ginevra e Lancillotto è una delle grandi storie d’amore impossibile della cultura occidentale.

La dama.

Il cavaliere.

Il re.

Il codice.

Il desiderio.

Tutto entra in conflitto.

È proprio il tipo di struttura narrativa che affascina la pittura medievaleggiante ottocentesca e primo-novecentesca.

L’amore non è importante soltanto perché unisce.

Diventa interessante perché può entrare in collisione con l’onore.

La dama e il dovere

In questo universo la donna non è mai completamente libera dai codici che la circondano.

Regalità.

Famiglia.

Religione.

Corte.

Ma proprio per questo ogni scelta acquista un peso enorme.

La pittura narrativa vive di questi conflitti.

Non serve mostrare una battaglia.

Una decisione può essere più drammatica di una guerra.

Giovanna d’Arco

Il Golden Book comprende anche una rappresentazione di Giovanna d’Arco in preghiera, pubblicata nel 1919.

È un soggetto perfetto per comprendere un’altra dimensione di Fortescue-Brickdale.

La donna non soltanto come figura romantica.

Ma come figura spirituale ed eroica.

Giovanna è contemporaneamente:

giovane,

guerriera,

mistica,

martire,

simbolo nazionale.

La guerriera che prega

È una delle immagini più potenti della cultura europea.

La forza non viene separata dalla fede.

L’armatura non cancella la spiritualità.

Il guerriero e il mistico possono coesistere nello stesso corpo.

Qui la figura femminile rompe radicalmente il ruolo della dama passiva.

Non attende il cavaliere.

È lei stessa protagonista dell’azione storica.

La cavalleria al femminile

Questo elemento è particolarmente interessante per il percorso di Ars Magistris.

Abbiamo parlato molto di cavalieri.

Ma la cultura cavalleresca non è composta soltanto da uomini armati.

Esiste anche una dimensione femminile dell’onore.

Fedeltà.

Sacrificio.

Resistenza.

Protezione.

Fede.

Giovanna d’Arco rappresenta forse la sua immagine più radicale.

Santa Caterina da Siena

Nel Golden Book compare anche Santa Caterina da Siena, altra figura profondamente significativa.

Ancora una volta l’artista attraversa il confine tra arte, spiritualità e biografia.

La santa non è semplicemente personaggio religioso.

È donna dotata di voce.

Pensiero.

Autorità.

Esperienza mistica.

Il sacro e il femminile

La cultura preraffaellita aveva frequentemente attribuito al volto femminile qualità quasi sacrali.

Fortescue-Brickdale compie un passaggio ulteriore.

Può rappresentare donne realmente appartenenti alla tradizione religiosa.

La bellezza diventa quindi anche una forma di contemplazione.

Bellezza non significa debolezza

Questo è uno dei punti più importanti per leggere la sua pittura.

Le sue figure possono essere delicate.

Raffinate.

Riccamente vestite.

Ma non sono necessariamente deboli.

La delicatezza non esclude il carattere.

La grazia non elimina l’autorità.

È un equivoco moderno pensare che soltanto ciò che è aggressivo possa rappresentare forza.

Il colore come gioiello

Fortescue-Brickdale eredita dai Preraffaelliti un gusto molto forte per il colore.

Le superfici possono apparire preziose.

Rosso.

Blu.

Verde.

Oro.

Tessuti e decorazioni costruiscono la scena quasi come in una miniatura medievale.

Il colore non descrive soltanto.

Organizza la visione.

L’illustrazione e il libro

L’attività di illustratrice è fondamentale per comprenderla.

Un illustratore deve confrontarsi con un testo.

Non può dipingere soltanto ciò che desidera.

Deve entrare nella storia.

Capire il personaggio.

Identificare il momento decisivo.

Questa disciplina rafforza enormemente la capacità narrativa.

Il momento giusto

Quale scena scegliere?

È sempre la domanda fondamentale.

Una vita può durare settant’anni.

Un romanzo centinaia di pagine.

Ma l’illustratore dispone di una sola immagine.

Deve trovare il momento che contiene tutto.

È una forma di sintesi straordinaria.

Pittura e letteratura diventano inseparabili

Il Preraffaellismo aveva già abbattuto in parte il confine tra parola e immagine.

Rossetti era pittore e poeta.

Morris scrittore, designer e artista.

Burne-Jones lavorava tra pittura e arti decorative.

Fortescue-Brickdale continua questa tradizione.

L’immagine non vive isolata.

Appartiene a una rete di storie.

Il fascino della leggenda arturiana

Artù.

Ginevra.

Lancillotto.

Merlino.

Il Graal.

Questi personaggi ritornano continuamente nell’arte britannica.

Perché?

Perché permettono di parlare di valori universali attraverso un passato leggendario.

Potere.

Amore.

Tradimento.

Fede.

Sacrificio.

Redenzione.

Camelot non è un luogo storico

È un’immagine mentale.

Ed è proprio questo a renderla immortale.

Ogni epoca può ricostruirla.

Ogni pittore può darle una nuova forma.

La leggenda non richiede precisione archeologica.

Richiede coerenza poetica.

The Little Foot Page

Tra le immagini più conosciute associate all’artista figura anche The Little Foot Page, esempio perfetto della sua capacità di evocare l’immaginario medievale attraverso costume, figura e atmosfera; il file è presente anche negli archivi di Wikimedia Commons.

Già il titolo porta dentro un mondo.

Paggio.

Corte.

Servizio.

Gerarchia.

Infanzia.

Cavalleria.

In poche parole nasce un racconto.

Il paggio

Il paggio occupa un ruolo particolare nell’immaginario cavalleresco.

Non è ancora cavaliere.

È in formazione.

Osserva.

Serve.

Impara.

Rappresenta il futuro.

Il mondo cavalleresco non nasce compiuto.

Si trasmette.

Educare alla cavalleria

Questa idea è fondamentale.

La cavalleria è un codice.

E ogni codice deve essere insegnato.

Coraggio.

Lealtà.

Disciplina.

Rispetto.

Il paggio rappresenta il momento precedente all’investitura.

La bellezza del rito

Il mondo di Fortescue-Brickdale ama i rituali.

Non perché siano puramente decorativi.

Il rito dà forma ai passaggi della vita.

Iniziazione.

Promessa.

Matrimonio.

Fede.

Sacrificio.

Il rituale rende visibile un cambiamento interiore.

Vetrate e arti decorative

Fortescue-Brickdale lavorò anche come designer di vetrate; vengono documentati esempi a Bristol Cathedral e a Brixham.

Questa attività la lega ancora più profondamente alla tradizione di Morris e Burne-Jones.

La pittura non è l’unica arte possibile.

La figura può vivere nella luce di una finestra.

La vetrata

La vetrata possiede una qualità unica.

Non viene semplicemente illuminata.

È attraversata dalla luce.

Il colore diventa luminosità reale.

Per un’artista sensibile al simbolo e al sacro, è un mezzo straordinario.

L’arte dentro l’architettura

Una tela può essere spostata.

Una vetrata appartiene a un luogo.

Dialoga con l’edificio.

Con il sole.

Con l’ora del giorno.

L’arte diventa parte dello spazio vissuto.

Una concezione medievale dell’arte

Anche questo appartiene profondamente all’eredità preraffaellita e Arts and Crafts.

Nel Medioevo idealizzato dall’Ottocento, le arti non sono rigidamente separate.

Architettura.

Scultura.

Pittura.

Vetro.

Tessuto.

Libro.

Tutto partecipa a un unico ambiente.

L’artista come progettista

Fortescue-Brickdale non è dunque soltanto “pittrice di belle dame”.

È una progettista dell’immagine.

Può pensare in termini di:

pagina,

pannello,

finestra,

decorazione,

figura.

È una competenza molto più ampia.

Il disegno

Dietro questo mondo raffinatissimo esiste necessariamente il disegno.

Costruire una figura in costume.

Una mano.

Una veste.

Una composizione complessa.

Richiede studio.

La fantasia non sostituisce il mestiere.

Ne ha bisogno.

La disciplina dell’immaginazione

È una lezione importante anche oggi.

Immaginazione non significa casualità.

Per costruire un mondo credibile bisogna conoscerne la forma.

Il grande fantasy figurativo funziona proprio così.

Più il mondo è immaginario, più deve possedere una propria coerenza.

Il volto

Come nei Preraffaelliti, il volto rimane fondamentale.

Ma le figure di Fortescue-Brickdale spesso conservano una maggiore individualità narrativa.

Non sono soltanto icone.

Sono personaggi.

Una regina deve essere diversa da una santa.

Una fanciulla da un’eroina.

Il costume come identità

Gli abiti aiutano moltissimo.

Non sono semplicemente decorazioni.

Indicano:

epoca,

status,

funzione,

carattere.

Una corona modifica immediatamente il significato del volto.

Un velo.

Un’armatura.

Una veste religiosa.

Tutto racconta.

Il Medioevo come teatro della donna

È interessante osservare quanto il revival medievale permetta alla pittura ottocentesca e primo-novecentesca di costruire moltissime figure femminili forti.

Regine.

Sante.

Streghe.

Dame.

Eroine.

Profetesse.

La distanza storica rende possibili archetipi che la vita quotidiana borghese non offriva con la stessa immediatezza.

La donna regina

La regina è particolarmente importante.

È contemporaneamente femminile e politica.

Privata e pubblica.

Può amare.

Ma deve governare.

La tensione tra cuore e ruolo produce narrazione.

La donna santa

La santa rappresenta invece un altro tipo di autorità.

Non deriva dal trono.

Deriva dalla fede.

Anche qui la figura femminile possiede una forza che non dipende dalla potenza fisica.

La donna eroina

Giovanna d’Arco unisce entrambe le dimensioni.

Spiritualità.

Azione.

La giovane donna entra direttamente nella storia.

Una galleria di archetipi

Ecco perché il Golden Book of Famous Women è così interessante.

Non presenta soltanto biografie.

Costruisce una galleria di possibilità del femminile.

La regina.

La santa.

La guerriera.

L’amata.

La figura letteraria.

Memoria culturale

Un artista contribuisce anche a decidere come ricordiamo un personaggio.

Quando pensiamo a Ginevra, non possediamo una fotografia.

Possediamo immagini create nei secoli.

Ogni pittore aggiunge una nuova possibilità.

L’arte costruisce la memoria del mito.

Il confine tra storia e leggenda

È spesso impossibile separare completamente le due cose nell’immaginario.

Giovanna d’Arco è figura storica.

Ginevra leggendaria.

Ma entrambe possono assumere una forza archetipica.

L’arte non le tratta necessariamente in maniera radicalmente diversa.

La verità poetica

Una rappresentazione non deve essere storicamente fotografica per contenere una verità.

Può raccontare il modo in cui una cultura comprende un personaggio.

È una verità diversa.

Poetica.

Simbolica.

Il Novecento che guarda indietro

Fortescue-Brickdale attraversa anche il primo Novecento.

Un’epoca in cui l’arte sta cambiando radicalmente.

Cubismo.

Futurismo.

Astrattismo.

Espressionismo.

Eppure lei continua a lavorare con la figura, il racconto, il Medioevo, il simbolo.

Questa continuità è interessante.

Essere moderni senza distruggere il passato

La modernità non deve necessariamente significare rottura.

Può significare anche reinterpretazione.

Fortescue-Brickdale porta una tradizione ottocentesca dentro un secolo nuovo.

Non la rivoluziona completamente.

La mantiene viva.

Il valore della continuità

La storia dell’arte tende spesso a celebrare soltanto chi rompe.

Ma anche chi custodisce può avere un ruolo.

Custodire non significa copiare.

Significa permettere a un linguaggio di continuare a produrre immagini.

Una pittrice tra due epoche

È proprio qui che la sua figura diventa affascinante.

Nasce nel pieno della cultura vittoriana.

Muore durante la Seconda guerra mondiale.

Tra questi due estremi il mondo cambia in maniera impressionante.

Eppure la sua arte continua a custodire una memoria medievale e preraffaellita.

Il sogno mentre il mondo cambia

Forse questo rende le sue immagini ancora più poetiche.

Fuori:

industrializzazione,

guerra,

modernità,

velocità.

Dentro:

Ginevra,

Giovanna,

sante,

cavalieri,

giardini.

Non è soltanto evasione.

È una scelta culturale.

Difendere la bellezza narrativa

Fortescue-Brickdale difende implicitamente l’idea che un’immagine possa ancora:

raccontare,

ornare,

commuovere,

educare,

evocare.

Una visione molto diversa da quella di molte avanguardie.

Ma non per questo priva di valore.

La decorazione come linguaggio serio

Anche la parola “decorativo” è stata spesso utilizzata come critica.

Ma la decorazione ha una storia enorme.

Miniature.

Vetrate.

Mosaici.

Tessili.

Affreschi.

L’ornamento può contenere pensiero.

Fortescue-Brickdale lo dimostra.

Il libro come museo domestico

Il Golden Book of Famous Women possiede anche un altro valore.

Porta le immagini nelle case.

Non serve visitare una grande esposizione.

Il libro diventa una piccola galleria.

Questo meccanismo ebbe enorme importanza nella diffusione dell’immaginario preraffaellita.

Immagini che viaggiano

La pittura originale può appartenere a una sola collezione.

L’illustrazione stampata può raggiungere migliaia di persone.

È una prima forma di democratizzazione dell’immagine.

L’artista e la riproduzione

Qui si apre una questione estremamente moderna.

L’opera non vive più soltanto come originale.

Vive attraverso la riproduzione.

La sua influenza aumenta.

Esattamente come oggi un dipinto può raggiungere milioni di persone attraverso lo schermo.

Perché riscoprirla oggi

Eleanor Fortescue-Brickdale è perfetta per essere riscoperta perché unisce territori che il pubblico contemporaneo continua ad amare.

Fantasy.

Medioevo.

Leggenda arturiana.

Figure femminili.

Simbolismo.

Costume.

Spiritualità.

Narrazione.

Molto dell’immaginario contemporaneo utilizza ancora queste strutture.

Prima del fantasy moderno

Non è difficile vedere in opere come le sue un antecedente della moderna illustrazione fantasy.

Regine.

Guerriere.

Pagine medievali.

Figure leggendarie.

La differenza è che tutto nasce da una cultura figurativa profondamente radicata nella pittura e nelle arti decorative.

Il valore dell’archetipo

Gli archetipi continuano a funzionare perché non appartengono a una sola epoca.

La regina.

Il cavaliere.

La santa.

La guerriera.

Il paggio.

Ogni generazione può interpretarli diversamente.

Ginevra è ancora viva

Non perché crediamo necessariamente che sia esistita.

Ma perché rappresenta qualcosa.

Amore e responsabilità.

Desiderio e dovere.

Regalità e fragilità.

Questa complessità mantiene vivo il personaggio.

Giovanna continua a cavalcare

Allo stesso modo Giovanna d’Arco sopravvive perché concentra valori estremi.

Fede.

Coraggio.

Giovinezza.

Sacrificio.

Visione.

L’immagine continua a trasformarsi.

La donna e il destino

Forse è proprio questo uno dei grandi temi di Fortescue-Brickdale.

Le sue donne non esistono fuori dalla storia.

Devono confrontarsi con qualcosa.

Un ruolo.

Una fede.

Un amore.

Una missione.

Una leggenda.

Il destino dà peso alla bellezza.

Bellezza e racconto

È la combinazione che rende il suo lavoro così coerente con Ars Magistris.

Una bella figura, da sola, può sedurre lo sguardo.

Una bella figura dentro una storia può rimanere nella memoria.

Fortescue-Brickdale cerca proprio questo.

Il ritorno della pittura narrativa

Oggi assistiamo a un nuovo interesse verso arte figurativa, medievalismo, Pre-Raphaelites, fantasy e narrazione.

Non significa tornare indietro.

Significa comprendere che alcune possibilità dell’immagine non sono mai scomparse.

L’ultimo sogno preraffaellita

Possiamo quindi vedere Eleanor Fortescue-Brickdale come una custode.

Non l’ultima in senso definitivo.

Ma una delle ultime grandi artiste a portare direttamente dentro il Novecento quella particolare fusione tra:

Medioevo,

letteratura,

simbolo,

donna,

colore,

decorazione,

racconto.

Un sogno nato nell’Ottocento che rifiutava di morire.

La memoria trasformata in immagine

Ed è forse questa la sua eredità più bella.

La storia passa.

Le persone scompaiono.

Le leggende cambiano.

Ma l’immagine può custodire qualcosa.

Un volto.

Un gesto.

Una veste.

Una storia.

E, attraverso la pittura e l’illustrazione, restituirli a generazioni che non hanno mai conosciuto quel mondo.

Eleanor Fortescue-Brickdale trasformò il Medioevo in memoria visiva: nelle sue regine, sante ed eroine la bellezza non è semplice ornamento, ma il linguaggio attraverso cui storia e leggenda continuano a parlare al presente.

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