Da Morgan le Fay a Medea: il maestro britannico che trasformò la figura femminile in presenza magica, intellettuale e inquietante
Ci sono pittori che rappresentano la donna come bellezza.
Frederick Sandys la rappresenta come forza.
Forza mentale.
Forza simbolica.
Forza magica.
Forza capace di attrarre, dominare, proteggere o distruggere.
Nelle sue opere la figura femminile raramente appare neutrale. Anche quando immobile, possiede una tensione interna. Gli occhi sembrano sapere qualcosa. Le mani sono occupate da oggetti rituali. Il volto non viene offerto allo spettatore come semplice ritratto, ma come soglia.
Sandys appartiene a quella straordinaria area della pittura britannica ottocentesca vicina al Preraffaellismo, ma sviluppa una voce personale, più oscura, più concentrata sulla psicologia e spesso più vicina al mito, alla magia e alla femme fatale.
Nato a Norwich nel 1829 con il nome di Anthony Frederick Augustus Sands, modificò successivamente il cognome in Sandys. Fu pittore, illustratore e disegnatore, e frequentò l’ambiente preraffaellita, entrando in rapporto con Dante Gabriel Rossetti e con altri protagonisti della cultura artistica londinese dell’epoca.
La sua pittura ha qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Colori intensi.
Volti forti.
Capelli monumentali.
Tessuti.
Gioielli.
Oggetti simbolici.
E soprattutto donne che non sembrano mai esistere soltanto per essere guardate.

Una sensibilità preraffaellita, ma non imitativa
Sandys fu vicino al mondo preraffaellita, ma sarebbe riduttivo considerarlo semplicemente un seguace.
Assorbe alcuni elementi fondamentali:
la precisione del disegno,
il valore del dettaglio,
l’interesse per il Medioevo e il Rinascimento,
la letteratura,
il mito,
la figura femminile,
la ricchezza cromatica.
Ma introduce una tensione diversa.
Più severa.
Più psicologica.
Più inquieta.
Le donne di Rossetti spesso sembrano icone sospese tra sensualità e poesia.
Quelle di Sandys sembrano invece sapere.
Conoscono.
Preparano.
Decidono.

Morgan le Fay
È proprio Morgan le Fay una delle opere che meglio rappresentano questa poetica.
Morgana appartiene al ciclo arturiano.
Sorellastra o sorella di Artù secondo le diverse tradizioni, guaritrice, maga, antagonista, donna sapiente e figura ambigua.
Sandys non la rappresenta come semplice strega.
La costruisce come presenza intellettuale e rituale.
Morgana è immersa in un ambiente carico di oggetti.
Tessuti.
Strumenti.
Simboli.
Elementi naturali.
Tutto suggerisce preparazione.
Qualcosa sta per accadere.
La magia non è spettacolo
Questo è un aspetto importante.
Sandys non ha bisogno di mostrare fulmini, apparizioni o effetti fantastici.
La magia è concentrazione.
È gesto.
È materia.
È conoscenza.
La maga non è potente perché produce effetti spettacolari.
È potente perché comprende cose che gli altri non comprendono.
La donna sapiente
In questa prospettiva, Morgana diventa una figura estremamente moderna.
Non è semplicemente la donna pericolosa.
È la donna che possiede un sapere autonomo.
E il sapere produce paura.
È un tema antico.
La sacerdotessa.
La sibilla.
La strega.
La guaritrice.
La regina.
Tutte figure che mettono in discussione il controllo maschile sul sapere e sul potere.
Il Medioevo arturiano
La leggenda di Artù fu una fonte inesauribile per l’arte britannica dell’Ottocento.
Artù.
Ginevra.
Lancillotto.
Merlino.
Morgana.
Il Graal.
Il Medioevo diventa teatro morale.
Fedeltà.
Tradimento.
Amore.
Magia.
Regalità.
Destino.
Sandys sceglie uno dei personaggi più ambigui dell’intero ciclo.
Non l’eroe.
Non il cavaliere.
La donna che conosce il lato oscuro della corte.
Morgana come controfigura di Ginevra
Ginevra appartiene spesso al mondo dell’amore e del conflitto morale.
Morgana appartiene invece al potere.
È una polarità interessante.
Una rappresenta il desiderio dentro la corte.
L’altra la conoscenza al margine della corte.
Due figure femminili.
Due forme di autorità.
Il rosso
Il colore rosso ritorna frequentemente nella pittura di Sandys.
Non è mai innocente.
Può significare:
desiderio,
sangue,
potere,
pericolo,
energia.
Il rosso diventa quasi una temperatura psicologica.
Non serve soltanto a rendere il quadro ricco.
Costruisce tensione.
Medea
Un’altra figura perfetta per Sandys è Medea.
Forse una delle donne più potenti e terribili della mitologia classica.
Figlia del re Eeta.
Maga.
Amante.
Tradita.
Madre.
Assassina.
Personaggio difficilissimo da ridurre a una sola definizione.
Sandys la affronta proprio per questa complessità.

Medea non è soltanto vendetta
È facile ricordarla soltanto per il gesto estremo.
Ma Medea è molto di più.
È intelligenza.
Conoscenza della magia.
Passione.
Esilio.
Tradimento.
Abbandono.
È una figura nella quale amore e distruzione diventano inseparabili.
Sandys comprende perfettamente questa ambivalenza.
Il rituale di Medea
Nelle rappresentazioni di Medea, gli oggetti acquistano enorme importanza.
Erbe.
Recipienti.
Tessuti.
Elementi rituali.
La scena non ha bisogno di mostrare l’azione finale.
Il dramma esiste già nella preparazione.
Ancora una volta Sandys sceglie il momento prima.
Prima dell’azione.
Prima della conseguenza.
Prima dell’irreversibile.
Il volto come luogo del conflitto
Il volto femminile in Sandys è centrale.
Ma non viene idealizzato fino a diventare privo di carattere.
Gli occhi possono essere duri.
Le labbra tese.
La mascella definita.
Il volto non deve semplicemente essere bello.
Deve essere presente.
La bellezza inquieta
È una differenza fondamentale rispetto a molta pittura accademica.
La bellezza di Sandys non vuole rassicurare.
Può generare disagio.
Attrazione e inquietudine convivono.
È uno dei motivi per cui oggi le sue opere sembrano ancora così contemporanee.
Femme fatale
Il termine viene spesso utilizzato per descrivere molte figure femminili ottocentesche.
Ma nel caso di Sandys bisogna usarlo con attenzione.
Le sue donne non sono semplicemente “pericolose per gli uomini”.
Sono figure dotate di autonomia.
Il pericolo deriva spesso proprio da questo.
Non hanno bisogno di essere salvate.
Non aspettano.
Agiscono.
La donna che prepara
È un tema ricorrente.
Preparare significa possedere un’intenzione.
La donna non è colta nell’istante passivo.
È dentro un processo.
Sta facendo qualcosa.
Questo trasforma completamente la composizione.
Il rapporto con Rossetti
Sandys ebbe un rapporto stretto e complesso con Dante Gabriel Rossetti.
Le loro ricerche condividono:
volti femminili potenti,
capelli,
simboli,
colore,
medievalismo,
poesia.
Ma Sandys tende a una maggiore definizione psicologica.
La sua figura sembra meno sogno.
Più volontà.
Capelli come materia
Come in Rossetti, anche in Sandys i capelli diventano protagonisti.
Non sono dettaglio secondario.
Possono occupare grandi porzioni della composizione.
Avvolgere.
Incorniciare.
Nascondere.
I capelli amplificano la presenza della donna.
Quasi un’aura.
Il gioiello
Gioielli e accessori non vengono utilizzati soltanto per impreziosire.
Possono indicare:
rango,
cultura,
ritualità,
potere.
Un oggetto piccolo può trasformare completamente il significato di una figura.
Il tessuto
Sandys possiede anche un forte senso della materia.
Velluto.
Broccato.
Seta.
Metallo.
Capelli.
Pelle.
Ogni superficie deve essere percepibile.
Questa attenzione crea ricchezza visiva.
Ma serve anche a rendere credibile il mondo simbolico.
Il corpo quasi assente
È interessante osservare come in molte opere la forza non dipenda dal corpo intero.
Può bastare un busto.
Un volto.
Una mano.
Sandys comprime il racconto.
L’immagine si concentra.
Il primo piano
Il primo piano possiede una potenza moderna.
La figura entra quasi nello spazio dello spettatore.
Non possiamo evitarla.
Ci guarda.
O sembra ignorarci.
In entrambi i casi domina.
La psicologia prima della narrazione
Sandys appartiene pienamente alla pittura narrativa.
Ma in alcune opere il racconto esterno sembra quasi secondario.
Ciò che conta è ciò che avviene dentro il personaggio.
Pensiero.
Decisione.
Risentimento.
Concentrazione.
La magia come conoscenza femminile
Morgana e Medea condividono qualcosa.
Sono donne che conoscono.
Il loro potere non deriva dalla forza fisica.
Deriva dal sapere.
Erbe.
Riti.
Parole.
Trasformazioni.
È uno degli archetipi più antichi della cultura occidentale.
La paura della donna sapiente
La storia europea ha spesso guardato con sospetto la donna che possiede conoscenze non controllate.
La strega diventa così una figura culturale potentissima.
Sandys la restituisce non come caricatura.
Ma come presenza aristocratica e complessa.
Il mito come specchio
Perché rappresentare Medea nell’Ottocento?
Perché il mito permette di parlare del presente.
Una donna tradita.
Una donna intelligente.
Una donna fuori dalle regole.
Una donna che reagisce.
Il mito rende tutto più distante.
E proprio per questo permette di affrontare temi difficili.
Il passato che parla del presente
È lo stesso principio che abbiamo visto nel medievalismo.
Il passato non è solo nostalgia.
È uno spazio simbolico.
Morgana appartiene alla leggenda.
Ma la questione del potere femminile è contemporanea.
Medea appartiene al mito.
Ma tradimento e rabbia non appartengono a un solo secolo.
Il Preraffaellismo oscuro
Se dovessimo definire Sandys in poche parole, potremmo parlare di un Preraffaellismo oscuro e psicologico.
Meno contemplativo.
Meno spiritualizzato.
Più concentrato sul conflitto.

La donna non come “Donna Angelo”
È interessante anche per confronto.
Nel Dolce Stil Novo la donna può diventare tramite di elevazione.
In Sandys la donna può diventare soglia verso il mistero.
Non necessariamente salva.
Può rivelare.
Può mettere alla prova.
Può distruggere.
Due concezioni differenti del potere femminile.
Ma entrambe riconoscono la centralità della donna
Ed è qui che il confronto diventa interessante.
La figura femminile non è secondaria.
È il centro.
Il motore.
La presenza che modifica tutto ciò che la circonda.
Love’s Shadow
Un’altra opera molto significativa è Love’s Shadow.
Una donna sembra mordere o stringere tra i denti dei fiori.
Il gesto è ambiguo.
Sensuale.
Aggressivo.
Strano.
La bellezza viene immediatamente destabilizzata.
Non è una scena rassicurante.
L’amore ha un’ombra
Già il titolo suggerisce molto.
L’amore possiede luce.
Ma anche ombra.
Gelosia.
Possesso.
Paura.
Ossessione.
Sandys non idealizza sempre il sentimento.
Ne mostra la parte inquieta.
Il fiore trasformato
Nella pittura romantica il fiore è spesso simbolo di grazia.
Sandys può trasformarlo.
Il fiore viene morso.
La delicatezza incontra la tensione.
È un esempio perfetto della sua poetica.
Il simbolo non deve essere gentile
Questo è importante.
Non tutti i simboli devono elevarci.
Alcuni devono disturbare.
L’arte può mostrare anche le contraddizioni.
La femme fatale e il Simbolismo
Le figure di Sandys anticipano alcune sensibilità che diventeranno centrali nel Simbolismo e nel Decadentismo.
La donna misteriosa.
La maga.
La seduttrice.
L’antica regina.
Il mito reinterpretato.
Sono archetipi che attraverseranno tutto il fin de siècle.
Il volto contemporaneo dentro il mito
Una caratteristica affascinante è che le sue donne, pur appartenendo a miti antichi, hanno spesso volti estremamente reali.
Questa fusione produce uno strano effetto.
Medea sembra antica e contemporanea.
Morgana leggendaria e concreta.
È proprio questa ambiguità temporale a renderle vive.
Un’arte non archeologica
Sandys non cerca la ricostruzione storica perfetta.
Il costume serve al simbolo.
L’oggetto serve al personaggio.
Il passato viene reinventato.
La precisione del disegno
Dietro la ricchezza cromatica esiste un disegno molto solido.
Le mani.
Gli occhi.
La struttura del volto.
I tessuti.
Tutto richiede precisione.
La fantasia non elimina la disciplina.
Il disegno come controllo
Questo è particolarmente importante in un’arte così carica di simboli.
Senza struttura, l’immagine rischierebbe di diventare confusa.
Il disegno mantiene tutto sotto controllo.
Il colore come emozione
Il colore invece libera la tensione.
Rosso.
Verde.
Nero.
Oro.
Non sono mai casuali.
Creano atmosfera.
Il verde
Il verde può diventare particolarmente interessante nelle figure magiche.
Natura.
Erbe.
Alchimia.
Veleno.
Rigenerazione.
Lo stesso colore può contenere significati opposti.
Nero e oro
Il nero costruisce mistero.
L’oro potere.
Insieme producono una qualità quasi rituale.
Una pittura che sembra un rito
È proprio questa una delle impressioni più forti davanti alle opere di Sandys.
Non sembra che la figura stia semplicemente posando.
Sembra che stia facendo qualcosa che non dovremmo interrompere.
Lo spettatore diventa quasi intruso.
Lo sguardo negato
A volte la protagonista non guarda lo spettatore.
È concentrata altrove.
Questo aumenta il mistero.
Non siamo il centro del suo mondo.
L’autonomia del personaggio
Ed è proprio questa autonomia a renderlo forte.
La figura continua a esistere anche senza di noi.
Non è costruita esclusivamente per il nostro piacere visivo.
Il ritratto come archetipo
Sandys realizzò anche ritratti.
Ma il suo modo di trattare il volto permette spesso di trasformare una persona reale in qualcosa di più.
Il volto individuale diventa tipo.
Maga.
Regina.
Amante.
La bellezza con carattere
Sandys dimostra che la bellezza figurativa non deve essere levigata o neutra.
Può avere spigoli.
Tensione.
Volontà.
È una lezione importante anche oggi.
L’artista che non semplifica la donna
Forse è proprio questo uno dei suoi meriti maggiori.
Le sue figure femminili non sono facili.
Non sono interamente buone.
Non sono interamente cattive.
Sono complesse.
Come i personaggi letterari migliori.
Morgana non è solo cattiva
La tradizione arturiana stessa offre versioni differenti.
Guaritrice.
Fata.
Sorella.
Nemica.
Regina di Avalon.
Sandys lavora dentro questa ambiguità.
Medea non è solo mostro
Anche Medea non può essere ridotta a un solo gesto.
Prima della tragedia esiste una donna tradita, esiliata e privata del proprio posto.
Il mito vive proprio perché non si lascia semplificare.
L’arte come luogo della contraddizione
La pittura può contenere contemporaneamente:
bellezza e paura,
amore e odio,
forza e fragilità,
ragione e magia.
Sandys è maestro di queste contraddizioni.
Perché è perfetto per Ars Magistris
Perché ci permette di continuare il filone medievale e romantico senza ripetere sempre la stessa formula.
Dopo cavalieri e dame dell’amor cortese, Sandys introduce:
la maga,
la donna sapiente,
la femme fatale,
la figura mitologica.
Il tono diventa più oscuro ma resta figurativo, raffinato e narrativo.
Una direzione editoriale più ricca
Questa varietà è importante.
Ars Magistris non deve essere soltanto “belle dame e cavalieri”.
Può diventare un grande archivio dell’immaginario romantico e simbolico:
regine,
sante,
maghe,
guerriere,
cavalieri,
poeti,
eroi,
figure mitologiche.
Sandys amplia perfettamente questo universo.
La forza dell’immagine femminile
Alla fine, ciò che rimane è soprattutto il volto.
Un volto che non chiede permesso.
Non cerca approvazione.
Esiste.
E in quella presenza Sandys costruisce un’intera narrazione.
Frederick Sandys trasformò la donna in una presenza capace di dominare mito e immagine: Morgana, Medea e le sue figure femminili non vengono semplicemente contemplate, ma interrogano lo spettatore attraverso bellezza, sapere, desiderio e mistero.

