Tra allegoria, Medioevo ideale e spiritualità, un maestro dimenticato trasformò la pittura vittoriana in un universo sospeso tra bellezza e mistero
Ci sono artisti che raccontano attraverso l’azione.
Altri attraverso il silenzio.
John Melhuish Strudwick appartiene decisamente alla seconda categoria.
Le sue figure sembrano vivere in un tempo separato dal nostro.
Donne immobili.
Angeli.
Musicisti.
Figure allegoriche.
Architetture ornate.
Paesaggi che non sembrano appartenere a un luogo reale.
Tutto è sospeso.
Nelle sue opere non accade quasi mai qualcosa di clamoroso.
Eppure la sensazione è che qualcosa sia appena accaduto, oppure stia per accadere.
È precisamente in questa attesa che nasce il fascino della sua pittura.
Strudwick, nato a Londra nel 1849 e morto nel 1937, appartiene alla generazione successiva ai fondatori della Pre-Raphaelite Brotherhood. Non fu quindi uno dei Preraffaelliti originari del 1848, ma divenne uno dei più raffinati interpreti della loro eredità, soprattutto attraverso l’influenza di Edward Burne-Jones e della cultura estetica e simbolista britannica.
Il suo mondo è quello di un Preraffaellismo diventato ormai memoria.
Un ultimo sogno.
Dopo Rossetti e Burne-Jones
Quando Strudwick raggiunge la maturità artistica, la prima stagione preraffaellita appartiene già alla storia.
Rossetti aveva trasformato la donna in immagine poetica e sensuale.
Millais aveva attraversato il naturalismo e la grande pittura vittoriana.
Burne-Jones aveva condotto l’eredità medievale verso un universo sempre più simbolico, musicale e irreale.
Strudwick raccoglie proprio quest’ultima direzione.
Non gli interessa principalmente la ricostruzione storica.
Il Medioevo diventa uno stato mentale.
Un luogo dell’anima.

Il Medioevo come luogo ideale
Nella pittura di Strudwick il passato non è archeologia.
È immaginazione.
Gli abiti, le architetture e gli oggetti evocano epoche remote, ma raramente cercano una precisione documentaria assoluta.
L’artista costruisce invece un Medioevo ideale.
Un luogo dove la vita sembra rallentare.
Dove ogni gesto acquista solennità.
Dove la donna può diventare regina, allegoria, musa o apparizione.
È una concezione profondamente romantica della storia.
La donna
La figura femminile occupa un ruolo decisivo nella sua pittura.
Ma non è mai semplice decorazione.
Le donne di Strudwick sono spesso silenziose.
Meditative.
Lontane.
A volte sembrano consapevoli di qualcosa che lo spettatore non può conoscere.
Non abbiamo davanti una scena mondana.
Abbiamo davanti una presenza.
Il volto come mistero
Gli occhi sono spesso abbassati.
Il gesto trattenuto.
La postura controllata.
Strudwick evita quasi sempre l’espressione teatrale.
E proprio per questo i volti acquistano forza.
Il mistero non viene rappresentato.
Viene lasciato aperto.
The Gentle Music of a Bygone Day
Uno dei titoli più affascinanti associati alla sua produzione è The Gentle Music of a Bygone Day.
Già il titolo potrebbe essere considerato una dichiarazione poetica.
“La dolce musica di un giorno trascorso.”
Il passato non viene evocato come cronaca.
Viene ricordato come musica.
Qualcosa che non possiamo più toccare, ma che possiamo ancora sentire.
È forse una delle definizioni più belle dell’intero immaginario preraffaellita tardivo.

La musica
La musica compare frequentemente nell’arte simbolista e preraffaellita.
Perché?
Perché è invisibile.
Esiste.
Ci attraversa.
Ma non possiede un corpo.
La pittura, che invece vive di forme visibili, tenta continuamente di rappresentare questa dimensione immateriale.
Una figura che suona può quindi diventare metafora dell’arte stessa.
Il tempo perduto
Strudwick sembra profondamente attratto dalla sensazione del tempo che scompare.
Il passato non ritorna.
Ma l’arte può evocarlo.
Una veste.
Un gesto.
Una melodia.
Una finestra.
Un volto.
La pittura diventa una forma di resistenza alla perdita.
A Golden Thread
Tra le sue opere più note vi è A Golden Thread.
Il filo d’oro è un’immagine archetipica.
Può evocare:
destino,
memoria,
legame,
continuità,
tempo.
Il filo collega.
E ciò che collega impedisce al mondo di frammentarsi completamente.
Il filo come metafora dell’arte
Anche la tradizione artistica funziona così.
Un artista riceve qualcosa dal passato.
Lo modifica.
Lo consegna al futuro.
Rossetti.
Burne-Jones.
Strudwick.
Non sono identici.
Ma un filo attraversa le loro opere.
Il Medioevo.
La donna.
La poesia.
Il simbolo.
La bellezza.
Love’s Music
Un altro titolo perfettamente coerente con la sua poetica è Love’s Music.
Ancora una volta amore e musica vengono uniti.
È significativo.
L’amore non viene necessariamente raccontato attraverso un abbraccio.
Può diventare armonia.
Attesa.
Risonanza.
Strudwick preferisce quasi sempre la suggestione alla dichiarazione.

L’amore non mostrato
Questa caratteristica lo distingue da molta pittura narrativa ottocentesca.
Pensiamo alle scene cavalleresche di Edmund Blair Leighton.
Lì spesso troviamo un episodio preciso.
Il cavaliere parte.
La dama attende.
Il vessillo viene cucito.
Strudwick procede diversamente.
L’evento sembra dissolversi.
Rimane il sentimento.
La pittura come poesia
È uno dei motivi per cui le sue opere sembrano così vicine alla poesia simbolista.
Non spiegano.
Evocano.
La poesia non ha bisogno di dire tutto.
Una parola può aprire un’immagine.
Una pittura può fare lo stesso.
Il debito verso Burne-Jones
L’influenza di Edward Burne-Jones è evidente.
Figure allungate.
Atmosfere sospese.
Medievalismo.
Decorazione.
Allegoria.
Una bellezza lontana dal realismo quotidiano.
Ma Strudwick non è semplicemente un imitatore.
Conduce quella sensibilità verso una maggiore immobilità.
Quasi metafisica.

Figure fuori dal tempo
Guardando alcuni suoi dipinti è difficile stabilire il momento.
Mattina?
Sera?
Passato?
Presente?
Sogno?
Questa indeterminatezza è voluta.
La scena deve esistere fuori dalla cronologia ordinaria.
L’oro
L’oro compare spesso come elemento decorativo o simbolico.
Nella tradizione medievale l’oro non rappresenta semplicemente lusso.
È luce che non appartiene completamente alla natura.
Le icone utilizzano fondi dorati proprio per indicare uno spazio altro.
Strudwick eredita indirettamente questa sensibilità.
L’architettura
Le sue ambientazioni possiedono spesso una forte componente architettonica.
Archi.
Colonne.
Finestre.
Pannelli.
Mosaici.
La figura non viene semplicemente collocata davanti a uno sfondo.
Abita un ambiente.
E quell’ambiente contribuisce al significato.
Lo spazio come rito
Le stanze di Strudwick possono sembrare quasi luoghi cerimoniali.
Ogni oggetto è disposto con ordine.
La composizione sembra regolata.
Non c’è casualità.
Lo spazio acquista una qualità rituale.
L’eredità delle arti decorative
Questa attenzione è profondamente collegata alla cultura preraffaellita e all’Arts and Crafts Movement.
Pittura.
Arredamento.
Vetrata.
Tessuto.
Decorazione.
Nel mondo di William Morris e Burne-Jones, queste discipline non erano separate da barriere assolute.
L’arte doveva trasformare l’intero ambiente umano.

La bellezza totale
Strudwick sembra condividere questa idea.
Il quadro non presenta soltanto una bella persona.
Costruisce un intero universo coerente.
Vestito.
Architettura.
Colore.
Simbolo.
Ogni elemento partecipa alla stessa atmosfera.
La lentezza
Le sue opere chiedono tempo.
Non sono immagini da consumare rapidamente.
Bisogna osservare.
Tornare.
Individuare dettagli.
È una caratteristica particolarmente interessante oggi.
Viviamo nell’epoca dello scorrimento continuo.
Strudwick appartiene invece a una cultura dello sguardo lento.
Il silenzio
Il silenzio è probabilmente il suo vero soggetto.
Non semplicemente assenza di suono.
Silenzio interiore.
Attesa.
Contemplazione.
Il silenzio permette all’immagine di acquistare profondità.
Isabella
Anche quando affronta figure derivate dalla letteratura o dall’immaginario romantico, Strudwick evita quasi sempre di trasformarle in personaggi teatrali.
La donna rimane contenuta.
La tragedia può essere suggerita.
Non urlata.
Questo controllo produce eleganza.
La dignità della figura
Le sue donne hanno spesso una qualità aristocratica anche quando non sappiamo chi siano.
Non perché possiedano necessariamente un titolo.
Ma perché vengono rappresentate con dignità.
La figura non è banalizzata.
La donna come custode
Molte sembrano custodire qualcosa.
Una memoria.
Un pensiero.
Un segreto.
Un amore.
Questa idea della donna come custode è profondamente coerente con l’immaginario medievale e romantico.

L’attesa
Un altro grande tema.
La figura aspetta.
Ma chi?
Che cosa?
Non sempre lo sappiamo.
L’attesa diventa universale.
Ogni spettatore può riempirla con una propria esperienza.
When Sorrow Comes in Summer Days
Anche i titoli delle opere mostrano quanto la sua pittura sia letteraria.
When Sorrow Comes in Summer Days contiene già un contrasto potentissimo.
Estate.
Luce.
Vita.
E dolore.
La sofferenza arriva quando tutto dovrebbe essere luminoso.
È una costruzione quasi poetica.
Bellezza e malinconia
Il mondo di Strudwick raramente è gioioso in maniera semplice.
La bellezza contiene malinconia.
Forse perché sa di essere fragile.
Una stagione passa.
Un volto invecchia.
Un amore termina.
Una melodia svanisce.
L’arte tenta di trattenere ciò che il tempo porta via.
La bellezza non come ornamento
Questo è un punto importante.
A prima vista potremmo definire le sue opere decorative.
E lo sono.
Ma la decorazione non esclude il pensiero.
La bellezza viene utilizzata per costruire una dimensione contemplativa.
Una pittura della memoria
Strudwick dipinge spesso qualcosa che sembra già ricordo nel momento stesso in cui lo vediamo.
È una sensazione difficile da ottenere.
La scena appare presente e lontana contemporaneamente.
Come accade nei sogni.
Il Preraffaellismo dopo il Preraffaellismo
Per questo la sua figura è importante.
Dimostra che il movimento non terminò semplicemente con i suoi fondatori.
Il Preraffaellismo produsse una lunga eredità.
Pittura.
Illustrazione.
Decorazione.
Fotografia.
Fantasy.
Cinema.
Ancora oggi quell’immaginario continua a vivere.
Un ponte verso il fantasy moderno
Molte immagini contemporanee di regine, dame, palazzi immaginari e mondi medievaleggianti devono qualcosa a questa cultura visiva.
Non necessariamente in maniera diretta.
Ma la genealogia esiste.
Tolkien stesso scriverà in un clima culturale dove il Medioevo fantastico britannico era già stato enormemente elaborato dalle arti figurative e letterarie.
Prima dell’illustrazione fantasy
Strudwick sembra a volte dipingere scene provenienti da un universo fantastico mai scritto.
Non conosciamo sempre la storia.
Ma crediamo che esista.
È uno dei segreti della grande immagine narrativa.
Far immaginare ciò che si trova fuori dalla cornice.
Il dettaglio
Osservare una sua opera significa scoprire piccoli elementi.
Ornamenti.
Fiori.
Tessuti.
Strumenti.
Decorazioni.
Il dettaglio costruisce credibilità.
Ma non deve mai distruggere l’insieme.
La composizione
Le scene sono spesso estremamente ordinate.
Verticali.
Architetture.
Figure.
Linee decorative.
La composizione conduce lo sguardo con lentezza.
Non c’è esplosione.
C’è equilibrio.
L’armonia
È probabilmente una delle parole fondamentali.
Strudwick cerca armonia tra figura e spazio.
Tra colore e linea.
Tra racconto e silenzio.
Tra realtà e sogno.
La crisi del gusto
Come molti artisti legati alla tradizione vittoriana, Strudwick conobbe anche un cambiamento radicale del gusto.
Il Novecento portò nuove avanguardie.
La pittura narrativa e medievaleggiante venne progressivamente considerata superata da una parte della critica.
Artisti un tempo apprezzati finirono ai margini.
La storia dell’arte seleziona
Ma la storia dell’arte non è immobile.
Ciò che una generazione considera antiquato può essere riscoperto da quella successiva.
È accaduto ai Preraffaelliti.
È accaduto alla pittura accademica.
E continua ad accadere.
Il ritorno della figurazione
Oggi esiste nuovamente un forte interesse per:
figurazione,
simbolismo,
medievalismo,
fantasy,
mitologia,
bellezza narrativa.
Questo rende artisti come Strudwick sorprendentemente attuali.
Il pubblico contemporaneo
Molti spettatori contemporanei incontrano le sue opere online senza conoscere inizialmente il nome dell’artista.
E rimangono colpiti.
È significativo.
Vuol dire che l’immagine conserva una capacità comunicativa indipendente dal periodo storico.
La donna medievale immaginata
Le sue figure femminili appartengono a un Medioevo che non è mai realmente esistito.
Ma proprio questo è il punto.
L’arte non sta documentando.
Sta costruendo un ideale.
La dama diventa immagine di eleganza.
Interiorità.
Fedeltà.
Malinconia.
Un parallelo con lo Stilnovo
Ed è impossibile non percepire, pur nella differenza storica e culturale, una consonanza con l’universo poetico dello Stilnovo.
La donna che supera la propria presenza fisica.
La bellezza come apertura verso qualcosa di ulteriore.
Il sentimento che diventa elevazione.
Il volto che si trasforma in simbolo.
Non significa che Strudwick fosse uno stilnovista.
Significa che alcune domande attraversano epoche differenti.
La donna come immagine dell’altrove
È forse questa la formula più adatta.
Le donne di Strudwick sembrano appartenere a questo mondo e contemporaneamente a un altro.
Non sono apparizioni soprannaturali.
Ma possiedono la distanza delle apparizioni.
La pittura come soglia
Ed ecco il punto di arrivo.
Il quadro diventa soglia tra due tempi.
Il nostro.
E quello immaginato.
Tra due mondi.
Il reale.
E il poetico.
Perché riscoprire John Melhuish Strudwick
Perché rappresenta una parte della storia dell’arte che merita di essere guardata senza i pregiudizi delle vecchie gerarchie critiche.
Perché possiede una qualità tecnica straordinaria.
Perché il suo universo visivo è coerente.
Perché ha trasformato Medioevo, donna e allegoria in un linguaggio personale.
E soprattutto perché dimostra che la bellezza silenziosa può essere potente quanto il dramma.
L’ultimo sogno
Strudwick sembra dipingere sapendo che il mondo al quale appartiene sta scomparendo.
La modernità avanza.
Le città cambiano.
L’arte cambia.
Il Novecento è alle porte.
Ma nelle sue tele il tempo rimane fermo.
Una donna continua ad aspettare.
Un musicista continua a suonare.
Un filo d’oro continua a unire ciò che rischia di essere perduto.
E forse è proprio questa la sua eredità.
John Melhuish Strudwick trasformò il silenzio in pittura e il Medioevo in memoria: nelle sue dame, nei suoi musicisti e nelle sue allegorie sopravvive l’ultimo grande sogno di una bellezza preraffaellita capace di esistere fuori dal tempo.

