Il maestro indipendente che influenzò Rossetti e trasformò pittura storica, vita moderna e impegno sociale in un grande racconto dell’Inghilterra vittoriana
Non tutti gli artisti fondamentali per una corrente appartengono ufficialmente a quella corrente.
Ford Madox Brown ne è uno degli esempi più significativi.
Non fu membro della Pre-Raphaelite Brotherhood, fondata nel 1848 da Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt insieme agli altri confratelli.
Eppure il suo nome è inseparabile dalla storia del Preraffaellismo.
Fu maestro di Rossetti.
Frequentò da vicino l’ambiente della Brotherhood.
Condivise con i giovani Preraffaelliti l’amore per la precisione, il colore, la pittura narrativa, la storia medievale e soprattutto la convinzione che un dipinto dovesse possedere qualcosa da dire.
Ma Brown mantenne sempre una propria indipendenza.
Non ebbe bisogno di appartenere formalmente al gruppo.
La sua personalità era troppo autonoma per lasciarsi confinare facilmente dentro una sigla.
Ed è proprio questa autonomia a renderlo così interessante.
Un artista europeo prima che inglese
Ford Madox Brown nacque nel 1821 a Calais, in Francia, da genitori britannici.
La sua formazione fu profondamente europea.
Studiò tra Bruges, Gand, Anversa e Parigi, entrando in contatto con differenti tradizioni pittoriche continentali.
Questa educazione lo distingue da molti artisti britannici della sua generazione.
Brown conosceva la pittura fiamminga.
La tradizione francese.
L’arte italiana.
Il Romanticismo storico.
La pittura narrativa.
Quando arrivò a confrontarsi pienamente con l’ambiente londinese, possedeva già un bagaglio culturale complesso.
L’incontro con Rossetti
Uno degli episodi decisivi della sua carriera fu l’incontro con Dante Gabriel Rossetti.
Rossetti, ancora giovane, volle studiare con lui.
Il rapporto non fu quello convenzionale tra maestro e allievo.
Le due personalità erano troppo forti.
Ma l’influenza fu importante.
Brown rappresentava per Rossetti un esempio di pittore capace di unire:
storia,
letteratura,
intensità emotiva,
colore,
costruzione narrativa.
Poco dopo Rossetti avrebbe contribuito alla nascita della Brotherhood.
Brown ne rimase formalmente fuori.
Ma era ormai dentro la sua orbita culturale.
Perché non entrò nella Brotherhood
La scelta è significativa.
Brown condivideva molte delle aspirazioni dei Preraffaelliti ma non desiderava subordinare la propria ricerca a un gruppo.
Era più anziano.
Aveva già una formazione consolidata.
Possedeva idee personali molto definite.
La sua vicinanza fu quindi intellettuale e artistica, non organizzativa.
Ed è proprio per questo che sarebbe storicamente scorretto definirlo uno dei sette Preraffaelliti originari.
È più corretto considerarlo uno dei grandi protagonisti della loro cerchia e uno dei principali precursori e interlocutori del movimento.

Il Medioevo
Come i Preraffaelliti, Brown fu profondamente attratto dalla storia medievale.
Ma il suo Medioevo non è sempre quello sospeso e sognante di Burne-Jones.
È più concreto.
Più drammatico.
Più umano.
Nei suoi dipinti storici, il passato diventa teatro di decisioni morali.
Re.
Regine.
Politica.
Religione.
Tradimenti.
Conflitti.
Brown utilizza la storia per interrogare il presente.
La pittura storica
Nell’Ottocento la pittura storica occupava tradizionalmente una posizione elevata nella gerarchia accademica.
Ma Brown non voleva semplicemente produrre grandi scene solenni.
Cercava il momento umano dentro la storia.
Il gesto.
La decisione.
Il dubbio.
È qui che la sua pittura diventa moderna.
The Last of England
Tra i suoi capolavori assoluti troviamo The Last of England.
Una coppia lascia l’Inghilterra.
Non vediamo eroi.
Non vediamo re.
Non vediamo santi.
Vediamo due persone comuni costrette a partire.
Il mare.
Il vento.
Una nave.
La terra che scompare.
È una delle immagini più potenti dell’emigrazione nell’arte britannica.
Il momento della partenza
Brown non rappresenta l’arrivo.
Non mostra il nuovo mondo.
Sceglie il momento più doloroso.
Quello in cui ciò che conosciamo sta scomparendo alle nostre spalle.
La protagonista guarda avanti.
L’uomo appare concentrato.
Le mani si stringono.
La coppia è unita.
Ma tutto intorno comunica instabilità.
L’Inghilterra che scompare
Il titolo è straordinario.
The Last of England.
L’ultima immagine dell’Inghilterra.
L’ultima volta che la vedranno.
Non è soltanto geografia.
È memoria.
Casa.
Identità.

Emigrare
Nell’Ottocento migliaia di britannici lasciavano il paese cercando nuove possibilità.
Australia.
America.
Colonie.
Nuove città.
L’emigrazione faceva parte della realtà contemporanea.
Brown trasforma questo fenomeno sociale in pittura monumentale.
Il formato circolare
Anche la forma dell’opera contribuisce al suo carattere.
La composizione concentrata costringe le figure dentro uno spazio quasi claustrofobico.
Non c’è fuga.
Siamo vicinissimi alla coppia.
Quasi sulla stessa imbarcazione.
Un autoritratto mascherato
L’opera possiede inoltre una dimensione autobiografica.
Brown e la sua famiglia avevano valutato la possibilità di lasciare l’Inghilterra.
Quindi il dipinto non nasce soltanto dall’osservazione sociale.
Nasce anche da una paura personale.
Ed è probabilmente per questo che possiede una tale intensità.
L’artista dentro la storia
È uno dei grandi insegnamenti di Brown.
La storia non è soltanto ciò che è accaduto secoli prima.
Anche il presente diventerà storia.
La gente comune appartiene alla storia.
Work
Se The Last of England racconta l’emigrazione, Work affronta direttamente la società vittoriana.
È probabilmente il dipinto più ambizioso di Brown.
Una strada.
Operai.
Passanti.
Classi sociali differenti.
Figure marginali.
Intellettuali.
Animali.
Bambini.
Un’intera società concentrata in un unico spazio.
Il lavoro al centro
Al centro troviamo uomini impegnati nel lavoro fisico.
Non aristocratici.
Non eroi mitologici.
Operai.
Brown compie una scelta potentissima.
Trasforma il lavoro quotidiano in soggetto degno della grande pittura.
L’eroe moderno
Il lavoratore diventa quasi un eroe.
Non perché compia un gesto spettacolare.
Ma perché costruisce materialmente la società.
Scava.
Sposta.
Trasforma.
La città moderna nasce anche da queste mani.
Una società intera
Intorno agli operai compaiono persone appartenenti a mondi differenti.
Ricchi.
Poveri.
Bambini.
Venditori.
Signore.
Animali.
Osservatori.
Ogni figura rappresenta una parte del sistema sociale.
Il dipinto diventa quasi una mappa dell’Inghilterra vittoriana.

Il quadro come documento sociale
Ma Brown non è un fotografo.
Seleziona.
Organizza.
Attribuisce significati.
Ogni personaggio ha una funzione narrativa.
L’immagine diventa una riflessione sulla società.
Thomas Carlyle
Nel dipinto compaiono anche figure intellettuali collegate al dibattito sul lavoro e sulla società.
Questo dettaglio chiarisce quanto Brown volesse andare oltre la semplice scena di strada.
Il quadro è quasi un saggio politico dipinto.
Il lavoro come dignità
Brown attribuisce al lavoro una dimensione morale.
Non lo idealizza completamente.
Ma ne riconosce il valore.
L’uomo non viene nobilitato attraverso il titolo.
Viene nobilitato attraverso ciò che fa.
Una rivoluzione nell’immagine
È un passaggio importante.
Per secoli la grande pittura era stata dominata da:
re,
santi,
divinità,
eroi,
nobili.
Brown porta al centro l’operaio.
La modernità entra definitivamente nel quadro.
Preraffaellismo e realtà sociale
Questo ci ricorda che il Preraffaellismo non fu soltanto dame dai capelli rossi e cavalieri medievali.
Al suo interno e intorno a esso esisteva una forte attenzione alla società contemporanea.
Povertà.
Lavoro.
Morale.
Industrializzazione.
Condizione femminile.
Brown rappresenta uno dei punti più importanti di questa dimensione.
La città vittoriana
La città dell’Ottocento cresce rapidamente.
Industria.
Cantieri.
Ferrovie.
Migrazione.
Nuove classi sociali.
Nuovi quartieri.
La pittura non può ignorare tutto questo.
Brown lo comprende.
Il dettaglio preraffaellita
Anche in Work la quantità di dettagli è impressionante.
Ogni figura.
Ogni oggetto.
Ogni gesto.
Tutto contribuisce al racconto.
È la stessa ossessione per il particolare che troviamo nei Preraffaelliti.
Ma qui viene applicata alla società contemporanea.
Il colore
Brown possiede una tavolozza intensa.
Non teme il colore.
Rossi.
Blu.
Verdi.
Toni luminosi.
La superficie conserva quella chiarezza che caratterizza molta pittura vicina al primo Preraffaellismo.
Il sole
In Work, la luce è quasi aggressiva.
Non è la luce morbida di uno studio.
È una luce esterna.
Fisica.
Viva.
La strada sembra veramente calda.
Dipingere dal vero
Come gli amici preraffaelliti, Brown attribuiva grande importanza all’osservazione.
La realtà deve essere guardata.
Non semplicemente ricostruita attraverso formule.
An English Autumn Afternoon
Anche il paesaggio occupa un ruolo importante.
In opere dedicate alla campagna e alla periferia inglese, Brown osserva con estrema precisione.
Non cerca necessariamente il paesaggio sublime.
Può scegliere una vista apparentemente ordinaria.
Case.
Campi.
Tetti.
Alberi.
E trasformarla in una superficie densissima.
La bellezza dell’ordinario
Questa capacità è profondamente moderna.
Non occorre andare sulle Alpi.
Non occorre cercare rovine antiche.
Anche ciò che abbiamo davanti ogni giorno può essere degno di pittura.
La storia inglese
Accanto alla modernità, Brown continua però a lavorare sulla storia.
E qui emerge un’altra dimensione fondamentale.
L’identità nazionale.
I murali di Manchester
Negli ultimi decenni della sua vita, Brown realizzò un importante ciclo di murali per il Manchester Town Hall.
La storia di Manchester diventa il soggetto di una vasta narrazione pittorica.
È quasi il compimento naturale della sua ricerca.
Pittura e spazio pubblico
Qui l’arte lascia il semplice quadro da collezione.
Entra nell’edificio civico.
Diventa patrimonio della città.
Racconta una comunità a se stessa.
La storia come identità
Perché una città commissiona immagini del proprio passato?
Per costruire memoria.
Ogni comunità ha bisogno di storie.
Brown comprende perfettamente il potere politico e culturale dell’immagine.
Non propaganda semplice
Il suo rapporto con la storia è però più complesso della celebrazione retorica.
Brown ama le contraddizioni.
La tensione.
Gli uomini dentro gli eventi.
Il passato deve essere umano
È forse questa la differenza principale rispetto alla pittura accademica più convenzionale.
Un personaggio storico non deve diventare statua.
Deve sembrare vivo.
Chaucer
Tra le opere storiche più celebri di Brown troviamo Chaucer at the Court of Edward III.
Geoffrey Chaucer legge la propria poesia davanti alla corte.
Letteratura.
Potere.
Medioevo.
Arte.
Tutto si incontra.
Il poeta al centro
È significativo.
Il vero protagonista non è soltanto il re.
È il poeta.
La parola diventa potere.
Brown celebra la cultura come parte della storia nazionale.
Il Medioevo letterario
Ancora una volta, il Medioevo viene filtrato attraverso la letteratura.
È proprio questo uno dei punti che avvicinano Brown all’universo preraffaellita.
Il passato non viene amato soltanto per la sua estetica.
Viene amato perché contiene racconti.
Re Lear
Brown affrontò anche Shakespeare.
Il teatro offre alla pittura una fonte inesauribile di conflitti umani.
Padri.
Figli.
Potere.
Tradimento.
Follia.
La letteratura diventa una miniera di immagini.
Shakespeare e i Preraffaelliti
Non sorprende.
Shakespeare compare continuamente nell’universo preraffaellita.
Ophelia di Millais.
Le figure rossettiane.
Le scene di Deverell.
Brown partecipa pienamente a questa cultura.
La pittura narrativa
Oggi la definizione viene talvolta utilizzata quasi con sospetto.
Come se raccontare una storia rendesse l’arte meno sofisticata.
L’Ottocento pensava diversamente.
Un quadro poteva essere bello e narrativo.
Tecnico e letterario.
Sociale e simbolico.
Brown è un maestro di questa complessità.
Prima del cinema
In un certo senso, pittori come Brown lavorano come registi prima del cinema.
Devono scegliere:
il momento,
la posizione delle figure,
i costumi,
la luce,
l’ambiente,
l’espressione.
Tutto deve raccontare in una sola immagine.
Il fotogramma impossibile
La differenza è fondamentale.
Il cinema possiede centinaia di migliaia di immagini.
Il pittore ne possiede una.
Deve condensare il racconto.
Prima e dopo
Una buona scena narrativa deve suggerire ciò che è accaduto prima.
E ciò che accadrà dopo.
Brown eccelle in questo.
Il gesto
Una mano può raccontare una relazione.
Uno sguardo può suggerire un conflitto.
Una postura può rivelare la classe sociale.
Il costume
Anche il costume è fondamentale.
Nel quadro storico permette di costruire un’epoca.
Nel dipinto contemporaneo permette di identificare immediatamente status e funzione.
La società attraverso gli abiti
L’Ottocento possiede codici visivi fortissimi.
Cappelli.
Giacche.
Vestiti.
Uniformi.
Un osservatore contemporaneo poteva leggere questi segni quasi automaticamente.
L’artista come narratore
In questo senso Brown rappresenta perfettamente l’idea dell’artista-narratore.
Non dipinge soltanto.
Organizza una storia.
Una concezione che parla ancora al presente
È particolarmente interessante oggi, quando l’immagine narrativa è tornata potentissima attraverso:
cinema,
serie televisive,
videogiochi,
illustrazione,
graphic novel.
La pittura storica dell’Ottocento appartiene alla genealogia di questo modo di raccontare.
Brown e la fotografia
La fotografia nasce e si sviluppa durante la sua vita.
Potremmo pensare che questo renda inutile la pittura realistica.
Accade invece qualcosa di diverso.
La pittura acquisisce maggiore libertà narrativa.
Può costruire ciò che una fotografia non può registrare.
Una società immaginata attraverso la realtà
Work non è una fotografia di una strada.
È una società intera costruita attraverso una strada.
Questa è la differenza.
La moralità vittoriana
Brown vive in un’epoca ossessionata dalla morale.
Lavoro.
Famiglia.
Responsabilità.
Rispetto.
Ma la sua pittura non si limita sempre a ripetere questi valori.
Li osserva criticamente.
Le disuguaglianze
La città vittoriana produce ricchezza enorme.
Ma anche povertà.
Brown non può ignorarlo.
La presenza simultanea di classi differenti nei suoi quadri rende visibile questa contraddizione.
Bambini
I bambini occupano spesso un ruolo significativo nella pittura sociale ottocentesca.
Sono vulnerabilità.
Futuro.
Innocenza.
Ma anche testimonianza delle condizioni economiche.
L’emigrazione e il lavoro
Se osserviamo insieme The Last of England e Work, emerge quasi un dittico della modernità.
Da una parte chi costruisce il nuovo mondo.
Dall’altra chi decide di abbandonarlo.
Lavorare.
Partire.
Sono due grandi esperienze dell’Ottocento.
Il progresso ha un prezzo
È questa una delle questioni più profonde.
L’industrializzazione produce possibilità.
Ma anche dislocazione.
Trasforma la città.
Trasforma la famiglia.
Trasforma il paesaggio.
Brown non idealizza completamente il presente
La modernità è affascinante.
Ma problematica.
Il suo sguardo non è ingenuo.
Il rapporto con William Morris
Brown entrò successivamente anche nell’orbita di William Morris e della cultura delle arti decorative.
Collaborò con Morris, Marshall, Faulkner & Co., realizzando disegni per mobili, vetrate e altre opere decorative.
Qui incontriamo ancora una volta il grande principio dell’ambiente preraffaellita:
l’arte non deve vivere soltanto dentro il quadro.
L’arte nella vita
Un mobile può essere arte.
Una finestra.
Una stoffa.
Una parete.
Questa concezione avrebbe avuto enorme influenza sull’Arts and Crafts Movement.
Contro la separazione delle arti
Pittura, design e artigianato tornano a dialogare.
È quasi un recupero della bottega medievale.
L’artista non deve necessariamente essere soltanto pittore.
Può progettare un ambiente.
Il Medioevo come modello sociale
Per Morris, soprattutto, il Medioevo idealizzato rappresentava anche un modello di lavoro artigianale opposto all’alienazione industriale.
Brown, pur con una visione personale, appartiene allo stesso clima.
Una contraddizione affascinante
Ed ecco una tensione straordinaria.
Brown dipinge il lavoro moderno.
Ma partecipa anche a una cultura che guarda con nostalgia all’artigianato preindustriale.
Modernità e Medioevo convivono.
Non esiste un Ottocento semplice
È proprio questa complessità che rende il secolo tanto affascinante.
Industria e medievalismo.
Scienza e spiritualità.
Fotografia e pittura storica.
Capitalismo e utopia artigiana.
Brown attraversa tutti questi mondi.
Il colore come convinzione
Nella sua pittura nulla sembra timido.
Il colore possiede una presenza forte.
La composizione è ambiziosa.
I personaggi occupano realmente lo spazio.
Brown vuole che il quadro abbia peso.
Il perfezionismo
Era noto anche per una personalità difficile e per una dedizione estrema al lavoro.
La pittura poteva richiedere anni.
Questo perfezionismo ha contribuito tanto alla qualità quanto alle difficoltà della sua carriera.
Una carriera non sempre facile
Nonostante oggi sia considerato uno dei grandi pittori dell’epoca vittoriana, Brown non ebbe sempre un rapporto semplice con le istituzioni artistiche.
La sua indipendenza aveva un costo.
Fuori dal sistema, dentro la storia
È un paradosso frequente.
Gli artisti più interessanti non coincidono necessariamente con le strutture ufficiali del proprio tempo.
Brown rimase spesso ai margini dell’establishment.
Ma la storia lo ha riportato al centro.
Essere indipendenti
Forse anche questo lo rende particolarmente moderno.
Non fonda la propria identità sull’appartenenza.
Collabora.
Dialoga.
Influenza.
Ma rimane se stesso.
Il maestro senza scuola
È una definizione che gli si addice.
Insegna a Rossetti.
Dialoga con i Preraffaelliti.
Lavora con Morris.
Ma non diventa mai semplicemente “un seguace”.
La forza della personalità
Una corrente culturale autentica ha bisogno proprio di figure così.
Persone vicine abbastanza da contribuire.
Lontane abbastanza da mantenere autonomia.
Perché Ford Madox Brown è fondamentale
Perché amplia enormemente ciò che intendiamo per universo preraffaellita.
Non soltanto:
dame,
fiori,
Medioevo,
poesia.
Ma anche:
operai,
emigranti,
città,
società,
politica,
identità nazionale.
Dalla dama all’operaio
È un passaggio enorme.
Eppure la stessa attenzione al dettaglio rimane.
La stessa volontà narrativa.
La stessa convinzione che l’immagine debba possedere significato.
L’uomo comune entra nella grande pittura
Questa è forse una delle sue conquiste più importanti.
Non serve essere re per diventare protagonista.
Una coppia che emigra può possedere la dignità della tragedia.
Un operaio può diventare monumentale.
La dignità
È la parola centrale.
Brown restituisce dignità alla vita ordinaria.
Pittura e responsabilità
Per lui l’artista non deve essere necessariamente un osservatore distante.
Può interrogare la società.
Può prendere posizione.
Può costruire memoria.
Un precedente per l’arte sociale
Sotto questo aspetto Brown anticipa molte questioni dell’arte moderna.
Chi merita di essere rappresentato?
Di chi raccontiamo la storia?
Quale lavoro consideriamo degno?
Il museo e la strada
Brown porta la strada nel museo.
E contemporaneamente porta la storia sulle pareti degli edifici pubblici.
È un movimento in entrambe le direzioni.
Un pittore difficile da classificare
Preraffaellita?
Non formalmente.
Romantico?
In parte.
Realista?
Spesso.
Pittore storico?
Certamente.
Pittore sociale?
Anche.
Designer?
Sì.
Ed è proprio questa impossibilità di ridurlo a una sola etichetta a renderlo grande.
L’arte prima dell’etichetta
Le categorie servono agli storici.
L’artista invece lavora.
Brown lo dimostra perfettamente.
Il tempo gli ha dato ragione
Oggi Work e The Last of England sono considerate immagini fondamentali dell’arte vittoriana.
Perché non raccontano soltanto un’epoca.
Raccontano esperienze umane.
Partire
Ancora oggi milioni di persone lasciano il proprio paese.
Lavorare
Ancora oggi il lavoro definisce identità, dignità e conflitto sociale.
Guardare al passato
Ancora oggi le comunità costruiscono la propria identità attraverso la memoria.
Per questo Brown continua a parlarci.
La modernità della sua pittura
Non dipende dalla tecnica utilizzata.
Dipende dalle domande.
Chi siamo?
Da dove veniamo?
Dove stiamo andando?
Che valore ha il lavoro?
Che cosa siamo disposti ad abbandonare?
Sono domande che non appartengono soltanto all’Ottocento.
Il Preraffaellismo oltre la bellezza
Brown ci permette soprattutto di correggere una percezione superficiale.
Il Preraffaellismo non è soltanto estetica.
È anche etica.
Politica.
Società.
Lavoro.
Storia.
La bellezza deve contenere qualcosa
Ed è forse questo il punto di contatto più forte tra Brown e i giovani artisti che gli furono vicini.
Un quadro perfettamente dipinto ma privo di pensiero non basta.
L’immagine deve significare.
L’artista come testimone
Brown osservò il proprio secolo e lo trasformò in racconto.
Il passato gli servì per comprendere l’identità.
Il presente per comprendere l’uomo.
Il grande racconto dell’Ottocento
Operai che scavano.
Emigranti che partono.
Poeti medievali davanti a una corte.
Città che costruiscono la propria memoria.
Non sembrano appartenere allo stesso pittore.
E invece sì.
Perché il vero soggetto di Brown è sempre lo stesso:
l’uomo dentro la storia.
Ford Madox Brown trasformò la pittura narrativa in coscienza storica: dai lavoratori di una strada londinese agli emigranti che vedono scomparire l’Inghilterra, fece dell’uomo comune un protagonista e dimostrò che la grande arte può raccontare tanto il Medioevo quanto il presente.

