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La XXI Tela: dall’Inferno di Dante a un progetto artistico ancora in evoluzione

ARS MAGISTRIS ArteNarratore d'arte - Rubrica - Ritratti di LuceLa XXI Tela: dall’Inferno di Dante a un progetto artistico ancora in evoluzione

La XXI Tela: dall’Inferno di Dante a un progetto artistico ancora in evoluzione

Dalla personale del 2018 a Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio Regionale della Toscana, fino ai nuovi sviluppi promossi dalla Fondazione Carmelo Fabio D’Antoni: la collezione continua a trasformarsi in un grande racconto pittorico tra mito, dannazione, memoria e trascendenza

La XXI Tela non è una semplice collezione di dipinti.

È un progetto.

Un percorso iconografico.

Un universo narrativo costruito attraverso figure, archetipi, demoni, divinità, guardiani, anime e creature provenienti dalla tradizione dantesca e mitologica.

La sua origine appartiene alla ricerca pittorica di Carmelo Fabio D’Antoni, che nel corso degli anni ha trasformato l’immaginario dell’Inferno dantesco in una sequenza figurativa autonoma, personale e riconoscibile.

La tappa istituzionale più significativa della prima fase del progetto si colloca nel 2018, quando La Ventunesima Tela viene presentata a Firenze, a Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio Regionale della Toscana, in una mostra personale dedicata al ciclo. La presenza dell’esposizione è riportata nel curriculum ufficiale dell’artista e in altre fonti biografiche pubbliche.

Da quel momento il progetto non si è concluso.

Ha continuato a svilupparsi.

Una collezione nata dall’Inferno

Il primo nucleo della XXI Tela nasce dalla volontà di interpretare pittoricamente l’Inferno della Divina Commedia.

Non attraverso una semplice illustrazione letterale dei versi di Dante.

Ma attraverso una rilettura.

D’Antoni utilizza Dante come matrice culturale, ma costruisce un proprio universo.

La dannazione diventa paesaggio interiore.

I demoni diventano archetipi.

Le creature mitologiche assumono una presenza nuova.

Il racconto medievale incontra un linguaggio pittorico contemporaneo, oscuro, visionario e fortemente simbolico.

Caronte: il custode del passaggio

Tra le opere della collezione compare Caronte, traghettatore delle anime.

Nella tradizione dantesca egli è il primo grande guardiano dell’Inferno.

Non rappresenta semplicemente un personaggio.

Rappresenta il passaggio.

Il momento nel quale il ritorno non è più possibile.

Nella pittura di D’Antoni, Caronte diventa una presenza monumentale, immersa in una dimensione infernale dominata da fumo, oscurità e tensione.

Il viaggio è iniziato.

Dante e Virgilio

La presenza di Dante e Virgilio costituisce il riferimento narrativo fondamentale dell’intero ciclo.

Virgilio è guida.

Dante è colui che attraversa.

Uno conosce il percorso.

L’altro deve comprenderlo.

Nel dipinto, la coppia non rappresenta soltanto due figure letterarie.

Diventa la metafora del rapporto tra conoscenza e paura.

Tra maestro e discepolo.

Tra ragione e smarrimento.

Minosse: il giudizio

Minosse appartiene alla struttura morale dell’Inferno.

È il giudice.

Colui che assegna.

Colui che decide.

La sua figura permette a D’Antoni di affrontare uno dei temi più antichi della cultura occidentale:

chi giudica l’uomo?

La legge?

La divinità?

La coscienza?

Il mito diventa quindi domanda.

Cerbero: la fame eterna

Il Cerbero della collezione emerge come una creatura feroce, pluricefala, legata alla custodia e alla punizione.

Tre teste.

Tre bocche.

Tre direzioni dello sguardo.

La moltiplicazione anatomica produce una sensazione di minaccia continua.

Non esiste un punto sicuro dal quale avvicinarsi.

Cerbero non è soltanto mostro.

È appetito senza fine.

Il Minotauro: l’uomo trasformato in bestia

Nel Minotauro il confine tra umano e animale diventa centrale.

Il corpo può conservare caratteristiche antropomorfe.

Ma la testa appartiene alla bestia.

È uno dei grandi archetipi della cultura occidentale.

L’uomo che perde se stesso.

L’istinto che prevale.

La razionalità imprigionata nel labirinto.

D’Antoni utilizza il mito non come decorazione ma come rappresentazione della parte oscura dell’essere umano.

Arpie, Gorgoni e creature liminali

Nel ciclo compaiono anche Arpie, Gorgoni e figure ibride.

Sono creature di confine.

Non completamente umane.

Non completamente animali.

Non completamente divine.

Il loro valore simbolico risiede proprio in questa ambiguità.

Rappresentano ciò che non può essere classificato facilmente.

Paura.

Desiderio.

Violenza.

Mutazione.

Persefone: la regina dell’oltretomba

Tra le presenze più importanti emerge Persefone.

Dea.

Regina.

Donna.

Prigioniera e sovrana allo stesso tempo.

Il suo mito contiene una contraddizione profondissima.

Viene sottratta alla luce.

Ma diventa regina dell’ombra.

Persefone rappresenta quindi una delle figure più complesse dell’intera collezione.

Non è vittima pura.

Non è demone.

È il punto in cui luce e oscurità convivono.

Le Erinni e il volto della vendetta

Le figure femminili multiple associate alle Erinni introducono un altro tema centrale:

la vendetta come forza arcaica.

Le Erinni non appartengono alla giustizia razionale.

Sono memoria del crimine.

Ritornano.

Seguono.

Non dimenticano.

D’Antoni le trasforma in presenze oscure, quasi rituali, nelle quali il volto femminile perde ogni funzione decorativa e diventa potenza.

La morte

La Morte compare come presenza autonoma.

Non soltanto conseguenza.

Personaggio.

Entità.

Nella tradizione occidentale la morte viene spesso rappresentata con scheletro, falce o mantello.

Nel ciclo della XXI Tela assume invece una dimensione più visionaria.

È qualcosa che arriva.

Attraversa.

Osserva.

Non è necessario che agisca.

La sua presenza basta.

Il demone

Le figure demoniache della collezione sono costruite attraverso corpi ibridi, corna, ali, anatomie impossibili.

Ma il demone, nella pittura di D’Antoni, non è necessariamente il “mostro esterno”.

Può rappresentare una parte dell’essere umano.

La paura.

La rabbia.

L’ossessione.

La perdita di controllo.

L’Inferno diventa quindi anche psicologico.

L’Arpia: il volto della pena che prende forma

Nella collezione compare anche l’Arpia, creatura ibrida e inquietante, legata alla tradizione classica e ripresa da Dante nel XIII canto dell’Inferno, nella selva dei suicidi.

Corpo animale, volto umano, ali e artigli: l’Arpia incarna una natura deformata, sospesa tra umano e bestiale.

Nella lettura pittorica della XXI Tela, l’Arpia non è soltanto una creatura mostruosa.

Diventa la manifestazione visibile di una ferita interiore, di una condizione in cui l’umano perde armonia e si trasforma.

La sua presenza introduce nel ciclo un tema fondamentale: la metamorfosi della colpa in forma.

L’Inferno, così, non punisce soltanto. Trasforma.

Il Centauro: forza, istinto e disciplina

Anche il Centauro occupa un ruolo importante all’interno del ciclo.

Creatura metà uomo e metà cavallo, appartiene a uno degli archetipi più antichi della mitologia occidentale: la fusione tra ragione e istinto, pensiero e impulso, civiltà e natura selvaggia.

Nell’Inferno dantesco i Centauri compaiono nel XII canto, tra i violenti contro il prossimo, come custodi armati delle rive del Flegetonte.

Nella XXI Tela il Centauro può essere letto come una figura di confine: possiede intelligenza umana ma forza animale, capacità di giudizio e impulso primordiale.

È proprio questa dualità a renderlo particolarmente coerente con il progetto.

Se il Minotauro rappresenta la perdita della ragione nel labirinto dell’istinto, il Centauro rappresenta invece una convivenza instabile tra le due nature.

Uomo e bestia non sono separati: abitano lo stesso corpo.

L’angelo e il contrasto

Accanto alle creature oscure compare però anche la figura angelica.

È un passaggio fondamentale.

Perché la XXI Tela non costruisce soltanto un universo infernale.

Costruisce un sistema di opposti.

Luce e ombra.

Caduta e ascesa.

Demone e angelo.

Dannazione e possibilità di redenzione.

È proprio questa struttura duale che permetterà al progetto di svilupparsi successivamente.

La Ventunesima Tela

Il fulcro concettuale è naturalmente la ventunesima opera.

Nelle successive evoluzioni del progetto, questa tela viene descritta come il “Legame Ultraterreno”, la superficie nella quale i due poli — Inferno e Paradiso — trovano un punto di contatto. Le fonti dedicate ai capitoli successivi descrivono nella ventunesima tela la convivenza di simboli legati al bene e al male, all’angelo e al demone, al volto di Cristo, alla Croce templare, alla Croce del Sud e ad altri elementi numerici e simbolici.

La tela non chiude il ciclo.

Lo apre.

Firenze, Palazzo del Pegaso

La mostra del 2018 a Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio Regionale della Toscana, rappresenta una tappa importante nella storia della collezione. Le fonti pubbliche consultabili riportano la personale La Ventunesima Tela proprio in quella sede istituzionale.

Questo passaggio è importante perché trasferisce il progetto da una dimensione puramente personale a una dimensione pubblica e istituzionale.

La collezione viene presentata come percorso.

Come narrazione.

Come corpus.

Non come insieme casuale di opere.

Un progetto che non si è fermato

Negli anni successivi La XXI Tela continua.

Nel 2024 viene documentata una nuova fase con Hell and Heaven – La XXI Tela, bipersonale di Carmelo Fabio D’Antoni e Alexander Donskoi. Il progetto amplia la struttura iniziale: alle dieci opere dedicate all’Inferno vengono contrapposte dieci opere dedicate al Paradiso, mentre la ventunesima tela assume funzione di collegamento.

Il progetto viene così trasformato in una costruzione duale.

D’Antoni interpreta l’Inferno.

Donskoi il Paradiso.

Tra i due esiste la XXI Tela.

Inferno e Paradiso

Questa evoluzione cambia profondamente il significato del progetto.

Non si parla più soltanto di dannazione.

Si parla di percorso.

L’Inferno è una parte.

Il Paradiso un’altra.

Nel mezzo esiste l’uomo.

È questa la struttura più vicina alla Commedia stessa.

Dante non rimane nell’Inferno.

Attraversa.

Il 2025 e il Capitolo VII

La continuità del progetto è documentata anche nel 2025, con La XXI Tela – Capitolo VII: Hell and Heaven, presentata come percorso tra Inferno e Paradiso, caduta e ascesa, ferita e sublimazione.

Questo dato è particolarmente importante.

Dimostra che La XXI Tela non è rimasta legata alla mostra fiorentina.

È diventata un progetto evolutivo.

Un’opera aperta.

Dal ciclo pittorico al progetto culturale

Oggi il significato della XXI Tela si amplia ulteriormente.

La Fondazione Carmelo Fabio D’Antoni assume il progetto tra i nuclei da promuovere, studiare e sviluppare.

Questo passaggio segna una nuova fase.

La collezione non viene più letta soltanto come testimonianza di un determinato periodo creativo.

Diventa patrimonio progettuale.

Materiale di ricerca.

Possibile base per esposizioni, pubblicazioni, approfondimenti, attività culturali e nuove elaborazioni.

La Fondazione come custode del ciclo

Il ruolo della Fondazione è centrale.

Conservare.

Documentare.

Studiare.

Contestualizzare.

Promuovere.

Un ciclo pittorico importante acquista forza quando viene inserito dentro un sistema archivistico e culturale.

Le opere non devono soltanto esistere.

Devono essere raccontate.

Il nuovo progetto

Ed è proprio qui che si apre la fase attuale.

La Fondazione sta promuovendo un nuovo progetto legato a La XXI Tela, attualmente in sviluppo.

Non si tratta di una semplice riproposizione della mostra originaria.

L’intenzione è quella di ampliare l’universo narrativo.

Di far dialogare pittura, letteratura, ricerca simbolica e nuove forme di racconto.

La XXI Tela diventa quindi una matrice.

Un punto di partenza.

Dalla pittura alla narrazione

Il progetto possiede già una struttura quasi cinematografica.

Personaggi.

Mondi.

Conflitti.

Passaggi.

Archetipi.

Guardiani.

Regine.

Demoni.

Angeli.

Questa struttura permette alla collezione di uscire idealmente dalla sola dimensione pittorica.

Un universo

È forse questo il termine più corretto.

Universo XXI Tela.

Non soltanto una mostra.

Non soltanto una serie.

Un sistema di personaggi e simboli.

Caronte.

Minosse.

Cerbero.

Persefone.

Il Minotauro.

Le Erinni.

Gli angeli.

I demoni.

Dante.

Virgilio.

Ogni figura può diventare un capitolo.

Le opere come capitoli

In questa lettura ogni tela non rappresenta più un’opera isolata.

È un capitolo.

Caronte è il passaggio.

Minosse il giudizio.

Cerbero l’istinto.

Il Minotauro il labirinto.

Persefone il potere dell’ombra.

Le Erinni la memoria della colpa.

L’angelo la possibilità di ascesa.

La Ventunesima Tela la sintesi.

Un’opera aperta

La XXI Tela è quindi, nella sua forma attuale, un’opera aperta.

Nata da Dante.

Attraversata dalla mitologia.

Portata in sede istituzionale a Firenze.

Ripresa negli anni successivi.

Espansa nel rapporto Inferno-Paradiso.

Oggi nuovamente promossa dalla Fondazione.

Dal 2018 al presente

Il dato cronologico è importante.

2018: Palazzo del Pegaso, Firenze.

2024: Hell and Heaven – La XXI Tela.

2025: La XXI Tela – Capitolo VII.

Oggi: una nuova fase progettuale promossa dalla Fondazione.

Non una mostra conclusa.

Un progetto che continua.

La XXI Tela come patrimonio narrativo

È proprio questa continuità a darle valore.

Molti cicli pittorici vengono realizzati, esposti e poi chiusi.

La XXI Tela ha seguito un’altra strada.

Ha generato capitoli.

Nuove letture.

Nuove collaborazioni.

Nuove possibilità.

Dante come origine, non come confine

L’errore sarebbe pensare che il progetto debba rimanere rigidamente legato alla semplice illustrazione dantesca.

Dante è l’origine.

Ma non il confine.

La Divina Commedia stessa è un’opera capace di contenere:

teologia,

politica,

astronomia,

filosofia,

poesia,

mitologia.

La XXI Tela eredita proprio questa capacità di sovrapporre livelli.

Inferno come condizione umana

L’Inferno può essere letto anche oggi.

Non come luogo geografico.

Come condizione.

Paura.

Colpa.

Violenza.

Perdita.

Disperazione.

La mitologia diventa così contemporanea.

Paradiso come possibilità

Allo stesso modo il Paradiso non deve essere letto soltanto come premio ultraterreno.

Può diventare:

riconciliazione,

ascesa,

conoscenza,

trasformazione.

La dualità Inferno-Paradiso diventa una dualità interiore.

La XXI Tela come soglia

E la ventunesima tela?

È proprio la soglia.

Il punto nel quale gli opposti si incontrano.

Non necessariamente per annullarsi.

Ma per essere riconosciuti.

Un nuovo capitolo è già iniziato

La Fondazione intende quindi continuare a sviluppare questo nucleo come uno dei progetti narrativi più articolati legati alla produzione di Carmelo Fabio D’Antoni.

Le opere originarie restano il fondamento.

Ma il progetto guarda avanti.

Verso nuove esposizioni.

Nuove interpretazioni.

Nuove forme di racconto.

Dall’opera al mito

Quando una collezione comincia a produrre nuovi capitoli, smette progressivamente di essere soltanto un insieme di dipinti.

Diventa mito interno.

Possiede una propria memoria.

Una propria genealogia.

Una propria iconografia.

La XXI Tela continua

Ed è forse proprio questa la frase che sintetizza meglio tutto il progetto.

La XXI Tela continua.

Continua perché Dante continua.

Continua perché il conflitto tra luce e ombra continua.

Continua perché i miti cambiano forma ma non scompaiono.

Continua perché l’arte può trasformare una collezione in un racconto capace di attraversare gli anni.

La XXI Tela nasce dall’Inferno, attraversa il mito e cerca una soglia verso la luce. Dal Palazzo del Pegaso alle successive evoluzioni di Hell and Heaven, il progetto non si è concluso: oggi la Fondazione Carmelo Fabio D’Antoni ne custodisce il nucleo e ne prepara un nuovo capitolo.

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