Il pittore che trasformò mito, religione e figura umana in un linguaggio sospeso tra estasi, malinconia e simbolo
Ci sono artisti che raccontano una storia.
Altri costruiscono un mondo.
E poi ci sono artisti che sembrano dipingere una condizione interiore.
Simeon Solomon appartiene a quest’ultima categoria.
La sua pittura non vive soltanto di personaggi, episodi o ambientazioni.
Vive di stati dell’anima.
Silenzio.
Desiderio.
Visione.
Spiritualità.
Malinconia.
Nelle sue opere la figura umana sembra progressivamente liberarsi dalla necessità di appartenere a un luogo o a un tempo determinato.
Il volto diventa simbolo.
Lo sguardo diventa introspezione.
Il corpo diventa presenza.
Ed è proprio questa capacità di trasformare la figurazione in esperienza interiore a rendere Solomon una delle personalità più singolari dell’ambiente preraffaellita.
Una figura ai margini e al centro
Simeon Solomon nacque a Londra nel 1840, all’interno di una famiglia ebraica culturalmente attiva.
Due suoi fratelli, Abraham e Rebecca Solomon, furono anch’essi artisti.
Simeon mostrò molto presto un talento notevole per il disegno e la pittura.
Ancora giovane entrò in relazione con l’ambiente artistico londinese e con personalità vicine alla cerchia preraffaellita.
Frequentò Dante Gabriel Rossetti.
Edward Burne-Jones.
Algernon Charles Swinburne.
Walter Pater.
La sua formazione culturale fu quindi profondamente immersa in uno dei momenti più intensi della cultura estetica britannica dell’Ottocento.
Eppure Solomon non fu mai semplicemente “un altro Preraffaellita”.
Possedeva una voce distinta.
Più inquieta.
Più spirituale.
Più ambigua.

Il rapporto con il Preraffaellismo
Come molti artisti della seconda generazione, Solomon ereditò alcuni elementi fondamentali del movimento:
la centralità della figura,
la passione per il Medioevo e l’antichità,
la letteratura,
la spiritualità,
il simbolo,
la bellezza ideale,
la precisione del disegno.
Ma trasformò tutto questo in qualcosa di più intimo.
Nei Preraffaelliti originari il dettaglio naturalistico può essere centrale.
In Solomon progressivamente perde importanza.
Ciò che conta sempre di più è il volto.
La postura.
La luce.
La tensione psicologica.
La figura umana come universo
È forse questo il primo grande elemento distintivo.
Solomon non ha bisogno di costruire grandi scenografie.
Una singola figura può contenere un intero mondo.
Un volto inclinato.
Gli occhi chiusi.
Una mano.
Un profilo.
È sufficiente.
La narrazione diventa interna.
L’influenza di Rossetti
Il rapporto con Dante Gabriel Rossetti fu importante.
Entrambi condividono una concezione della figura come presenza quasi sacrale.
Le donne di Rossetti possono diventare icone del desiderio, della memoria e della poesia.
Le figure di Solomon compiono un passaggio ulteriore.
Spesso diventano androgine.
Ambigue.
Non immediatamente collocabili dentro una polarità semplice tra maschile e femminile.
Questa ambiguità non è casuale.
È parte fondamentale della sua poetica.
L’androginia
L’androginia occupa un ruolo importante nell’immaginario simbolista di fine Ottocento.
La figura androgina sembra superare la divisione.
Maschile.
Femminile.
Corpo.
Spirito.
Desiderio.
Contemplazione.
In Solomon questa fusione acquista una particolare intensità.
I suoi volti possiedono spesso una bellezza che non vuole essere facilmente classificata.
Bellezza come superamento
La bellezza non appartiene a un sesso.
Non appartiene a una sola identità.
Diventa ideale.
Quasi metafisico.
È una concezione molto lontana dal semplice ritratto naturalistico.
The Bride, Bridegroom and Sad Love
Tra le opere più interessanti della prima fase troviamo composizioni nelle quali amore, unione e malinconia convivono.
Il titolo stesso The Bride, Bridegroom and Sad Love contiene una tensione.
Sposa.
Sposo.
Amore triste.
Dovrebbe essere un momento di unione.
Ma la felicità non è completa.
L’amore contiene già la possibilità della perdita.
Amore e malinconia
Questo tema ritorna continuamente.
Per Solomon il desiderio non è quasi mai semplice soddisfazione.
È spesso distanza.
Attesa.
Tensione.
La bellezza viene desiderata proprio perché non può essere interamente posseduta.
Il desiderio come stato spirituale
Ed è qui che la sua pittura diventa particolarmente complessa.
Il desiderio non è solo fisico.
Può diventare ricerca.
Aspirazione.
Bisogno di trascendenza.
La distanza tra eros e spiritualità si riduce.
Religione e identità
Solomon fu profondamente segnato dalle proprie origini ebraiche.
La religione ebraica compare in diverse opere giovanili attraverso soggetti, rituali e figure della tradizione.
Questo elemento lo distingue fortemente dalla maggior parte degli artisti preraffaelliti, cresciuti in un contesto prevalentemente cristiano.
Una voce ebraica nell’arte vittoriana
È un aspetto particolarmente importante.
La presenza di Solomon introduce nell’arte britannica dell’Ottocento una sensibilità religiosa diversa.
Riti.
Storie bibliche.
Figure sacerdotali.
Tradizione.
Memoria.
L’identità culturale diventa materia pittorica.
The Mother of Moses
Tra i soggetti biblici affrontati da Solomon compare anche la storia di Mosè.
Il mondo dell’Antico Testamento offre all’artista un repertorio potentissimo.
Madri.
Profeti.
Sacerdoti.
Re.
Esilio.
Alleanza.
Sacrificio.
La storia sacra diventa anche storia umana.

La religione come esperienza
Solomon non sembra interessato soltanto alla descrizione dei rituali.
Ciò che lo attrae è l’esperienza interiore della fede.
Attesa.
Preghiera.
Dolore.
Rivelazione.
Il sacro nel volto
È proprio nel volto che il sacro diventa più evidente.
Gli occhi possono essere chiusi.
Lo sguardo rivolto altrove.
La bocca immobile.
La figura sembra ascoltare qualcosa che lo spettatore non può sentire.
Bacchus
Accanto alla tradizione biblica compare anche il mito classico.
Uno dei suoi soggetti più affascinanti è Bacchus.
Dioniso.
Il dio dell’ebbrezza.
Del teatro.
Della trasformazione.
Della perdita dei confini.
È un personaggio perfetto per Solomon.
Dioniso e l’ambiguità
Dioniso è maschile.
Ma possiede spesso caratteristiche femminee.
È dio.
Ma anche straniero.
Ordine e disordine convivono.
Spiritualità e sensualità.
È una figura che rompe continuamente le categorie.
Esattamente come la pittura di Solomon.
Il mito come autoritratto interiore
Non necessariamente in senso letterale.
Ma il mito permette all’artista di parlare di sé senza rappresentarsi direttamente.
Dioniso.
Eros.
Hypnos.
Figure antiche diventano contenitori di esperienze moderne.
Hypnos: il sonno
Il sonno compare frequentemente nell’immaginario simbolista.
Perché dormire significa sospendere il controllo.
Il mondo esterno si interrompe.
La coscienza entra in un territorio differente.
Solomon comprende perfettamente questa possibilità.
Il volto con gli occhi chiusi
È una delle immagini più tipiche della sua maturità.
Un profilo.
Occhi abbassati o chiusi.
La figura non guarda lo spettatore.
È rivolta verso l’interno.
Lo spettatore escluso
È un dettaglio importante.
Quando una figura non ci guarda, non siamo più il centro della scena.
Diventiamo osservatori di qualcosa che non ci appartiene completamente.
Questo aumenta il mistero.

Il Simbolismo prima del Simbolismo
Solomon viene spesso collocato tra Preraffaellismo, Estetismo e Simbolismo.
Ed è corretto.
Perché la sua produzione attraversa questi territori senza coincidere pienamente con uno solo.
La figura non racconta soltanto.
Evoca.
L’immagine non descrive.
Suggerisce.
Un ponte tra movimenti
Questo lo rende storicamente importantissimo.
Dal Preraffaellismo riceve:
figura,
Medioevo,
letteratura,
simbolo.
Verso il Simbolismo porta:
interiorità,
ambiguità,
androgina bellezza,
spiritualizzazione della figura.
Walter Pater
La cultura estetica di Walter Pater costituisce uno dei contesti importanti per comprendere l’ambiente frequentato da Solomon.
L’arte viene progressivamente liberata dall’obbligo di insegnare una morale precisa.
La bellezza può diventare esperienza autonoma.
Questo processo apre la strada all’Estetismo.
“Art for art’s sake”
L’idea dell’arte per l’arte acquista sempre maggiore importanza.
La pittura non deve necessariamente raccontare un messaggio sociale.
Può esistere per:
bellezza,
sensazione,
intensità.
Solomon partecipa pienamente a questo clima.
Ma la sua arte non è vuota
È un punto importante.
La ricerca della bellezza non elimina il significato.
Al contrario.
Nel suo caso la bellezza diventa veicolo di:
desiderio,
identità,
fede,
solitudine,
trascendenza.
Night
La notte è un altro grande tema.
Nell’arte simbolista la notte non è semplicemente assenza di luce.
È interiorità.
Sogno.
Silenzio.
Inconscio.
Solomon costruisce figure che sembrano appartenere naturalmente a questo spazio.
Dawn
Ma accanto alla notte può esistere l’alba.
La luce ritorna.
I simboli opposti si cercano.
Notte e giorno.
Sonno e risveglio.
Desiderio e appagamento.
Sono polarità che strutturano la sua pittura.
Love in Autumn
Anche l’autunno possiede una funzione simbolica evidente.
Non è soltanto stagione.
È trasformazione.
Declino.
Bellezza che precede la perdita.
È probabilmente la stagione più congeniale a un artista della malinconia.
La bellezza che passa
L’Ottocento è profondamente ossessionato dalla transitorietà.
Fiori.
Giovinezza.
Stagioni.
Volti.
Tutto passa.
L’arte cerca di trattenere ciò che il tempo distrugge.

La malinconia
È forse la parola più adatta a molte opere di Solomon.
Ma non una malinconia disperata.
Più sottile.
Meditativa.
Una consapevolezza che la bellezza non può durare.
La linea
Nella maturità il disegno assume un’importanza enorme.
La linea diventa morbida.
Elegante.
Sintetica.
Il chiaroscuro può ridursi.
La figura emerge quasi come apparizione.
Il pastello
Solomon lavorò molto anche con tecniche grafiche e pastello.
Questi mezzi favoriscono una qualità morbida.
Polverosa.
Intima.
La superficie sembra quasi respirare.
Il colore ridotto
A differenza delle esplosioni cromatiche di alcuni Preraffaelliti, Solomon può utilizzare gamme molto più contenute.
Il colore non deve dominare.
La figura è sufficiente.
L’essenzialità
Con il tempo le composizioni diventano spesso più essenziali.
Quasi icone.
Un volto.
Una coppia.
Un simbolo.
L’immagine si concentra.
L’icona profana
È una definizione interessante.
Le sue figure possiedono la frontalità e la concentrazione dell’icona religiosa.
Ma possono rappresentare amore, sonno, desiderio o personaggi mitologici.
Il sacro e il profano si avvicinano.
Eros
Eros non è soltanto amore romantico.
È forza.
Impulso.
Attrazione.
Nella cultura classica possiede una dimensione quasi cosmica.
Solomon recupera questa profondità.
L’amore senza narrazione
A differenza di Edmund Blair Leighton, non ha bisogno di mostrare il cavaliere che saluta la dama.
Non ha bisogno dell’episodio.
Può rappresentare direttamente l’idea dell’amore.
È un passaggio dalla narrazione al simbolo.
L’influenza di Swinburne
Il poeta Algernon Charles Swinburne fu uno dei personaggi più importanti dell’ambiente di Solomon.
La poesia di Swinburne è sensuale.
Musicale.
Spesso provocatoria.
Interessata alla bellezza, alla religione, all’erotismo e alla trasgressione.
Le affinità sono evidenti.
Pittura e poesia
Ancora una volta, nell’ambiente preraffaellita arti diverse dialogano continuamente.
Il pittore legge poesia.
Il poeta guarda dipinti.
L’immagine genera versi.
I versi generano immagini.
Il corpo come poesia
In Solomon il corpo non è trattato in modo puramente anatomico.
È linea.
Ritmo.
Attitudine.
Quasi una frase poetica.
La crisi del 1873
La vita di Simeon Solomon subì però una frattura drammatica.
Nel 1873 venne arrestato per un rapporto sessuale con un uomo in un bagno pubblico londinese.
In un’epoca in cui gli atti omosessuali maschili erano criminalizzati, l’episodio ebbe conseguenze devastanti sulla sua reputazione e sulla sua carriera.
L’emarginazione
Molti ambienti che fino a quel momento lo avevano accolto si allontanarono.
Le opportunità espositive diminuirono.
La vita personale divenne progressivamente più difficile.
Questo episodio non può essere eliminato dalla sua biografia.
Ma non dovrebbe nemmeno inghiottire completamente la sua arte.
L’errore della biografia
Accade spesso con artisti dalla vita drammatica.
La biografia diventa più famosa delle opere.
È un rischio.
Solomon non è importante soltanto perché fu perseguitato.
È importante perché fu un artista di straordinaria originalità.
Arte e identità
Detto questo, è impossibile ignorare quanto la sua esperienza personale possa aver influenzato la sensibilità delle opere.
Desiderio proibito.
Ambiguità.
Solitudine.
Figure androgine.
Amore non normativo.
Non dobbiamo trasformare ogni dipinto in confessione autobiografica.
Ma possiamo riconoscere una consonanza profonda.
Il desiderio nascosto
Nella società vittoriana esisteva una forte pressione verso codici morali molto rigidi.
Ciò che non poteva essere dichiarato apertamente poteva trovare spazio nel simbolo.
Il mito diventa linguaggio.
Antichità come libertà
Il mondo classico offriva figure e storie attraverso cui parlare di forme di desiderio che la società contemporanea censurava.
Apollo.
Dioniso.
Eros.
Narciso.
La mitologia diventa protezione.
Il simbolo come rifugio
Questo è uno degli aspetti più affascinanti dell’arte simbolica.
Permette di dire senza dire.
Di mostrare senza spiegare.
Lo spettatore sensibile comprende.
Ma l’immagine conserva ambiguità.
La bellezza maschile
Solomon rappresenta anche una bellezza maschile che raramente aveva trovato lo stesso spazio nella pittura vittoriana dominante.
Non soltanto eroica.
Non muscolare.
Non militare.
Una bellezza delicata.
Sensuale.
Introspettiva.
L’uomo vulnerabile
È una trasformazione importante.
L’uomo può essere:
fragile,
contemplativo,
desiderato,
malinconico.
Non deve essere soltanto agente.
Può essere oggetto dello sguardo.
La figura maschile come musa
È quasi un ribaltamento.
Per secoli la musa era prevalentemente femminile.
Solomon rende possibile una diversa grammatica dello sguardo.
L’androginia come unità
A questo punto possiamo comprendere meglio l’androginia.
Non è soltanto estetica.
Può diventare simbolo di completezza.
Unione degli opposti.
Maschile e femminile nello stesso essere.
Una radice antica
L’idea dell’essere originariamente completo attraversa filosofia, mito e religione.
Solomon recupera intuitivamente questa possibilità.
Bellezza fuori dalle categorie
Ed è forse uno dei motivi per cui le sue figure appaiono ancora moderne.
Non sembrano chiedere allo spettatore di classificarle.
Chiedono di essere guardate.
La spiritualità
Nonostante le difficoltà della vita, la dimensione spirituale non scompare.
Anzi.
In molte opere mature sembra intensificarsi.
La figura diventa sempre più essenziale.
Come se l’artista cercasse qualcosa oltre la materia.
Fede e desiderio
Nella cultura tradizionale questi due territori vengono spesso separati.
Solomon li avvicina.
La tensione verso Dio e la tensione verso l’altro essere umano possono condividere qualcosa.
Entrambe nascono da una mancanza.
Da un desiderio di unione.
La mistica dell’amore
È un tema antichissimo.
Molti testi mistici utilizzano il linguaggio amoroso.
Desiderio.
Abbandono.
Unione.
Estasi.
Solomon sembra intuire questa continuità.
Un ponte con lo Stilnovo
Ed è proprio qui che la sua pittura può diventare particolarmente interessante per Ars Magistris.
Nel Dolce Stil Novo l’amore umano può trasformarsi in esperienza di elevazione.
La bellezza conduce oltre se stessa.
Solomon percorre una strada completamente diversa dal punto di vista storico e culturale.
Ma anche nella sua pittura la bellezza può diventare strumento di trascendenza.
Non è necessario chiamarlo stilnovista.
Sarebbe improprio.
Ma possiamo riconoscere una consonanza nella domanda.
Che cosa accade quando il desiderio diventa ricerca dell’assoluto?
La differenza fondamentale
Nello Stilnovo la donna è spesso mediatrice.
In Solomon la mediazione può essere maschile, femminile o androgina.
Questo rende il confronto particolarmente affascinante.
La figura come angelo
Alcune sue figure possiedono una qualità angelica senza necessariamente essere angeli.
Volti.
Profili.
Capelli.
Occhi chiusi.
Sembrano abitare un luogo intermedio.
Tra corpo e spirito
Ed è probabilmente questa la vera dimensione della sua arte.
Non rinuncia al corpo.
Ma non si accontenta del corpo.
La caduta sociale
Negli ultimi decenni della sua vita Solomon visse condizioni estremamente difficili.
Problemi economici.
Emarginazione.
Alcolismo.
Periodi trascorsi in strutture assistenziali e workhouse.
È una vicenda dolorosa.
Ma continuò a lavorare
Ed è questo il dato che merita attenzione.
Nonostante l’emarginazione, continuò a disegnare e produrre opere.
La creatività non scomparve.
La sopravvivenza dell’artista
Questo cambia il modo in cui dobbiamo raccontare la sua storia.
Non soltanto caduta.
Anche resistenza.
Una reputazione distrutta e poi ricostruita
Per molto tempo la sua opera fu marginalizzata.
Motivi estetici.
Morali.
Sociali.
Il Novecento ha progressivamente iniziato a recuperare il suo valore.
Oggi Solomon è riconosciuto come una figura importante nella storia del Preraffaellismo, dell’Estetismo e delle rappresentazioni queer nell’arte vittoriana.
Ma non riduciamolo a un’etichetta
Anche qui serve equilibrio.
Definirlo esclusivamente attraverso la storia LGBT contemporanea sarebbe insufficiente.
Così come ignorarla sarebbe scorretto.
Solomon è molte cose contemporaneamente.
Pittore.
Disegnatore.
Ebreo britannico.
Preraffaellita della seconda generazione.
Simbolista.
Artista dell’Estetismo.
Interprete del desiderio.
Una complessità che aumenta il valore
Le grandi figure resistono alle definizioni semplici.
Solomon ne è un esempio perfetto.
Il rapporto con Burne-Jones
Anche Burne-Jones lavora su figure sospese, allungate, spiritualizzate.
Ma la sua dimensione rimane fortemente medievale e narrativa.
Solomon tende progressivamente a spogliare la scena.
Meno racconto, più stato d’animo
È questa la differenza.
Burne-Jones racconta un sogno.
Solomon dipinge la sensazione del sogno.
Il Simbolismo europeo
Questa trasformazione lo avvicina agli sviluppi successivi dell’arte europea.
Fernand Khnopff.
Odilon Redon.
Gustave Moreau.
Puvis de Chavannes.
Artisti molto differenti, ma uniti dalla volontà di superare la pura realtà visibile.
L’immagine interiore
Il vero soggetto non è ciò che vediamo fuori.
È ciò che vediamo dentro.
Prima della psicologia moderna
L’Ottocento sta preparando anche la nascita della psicologia moderna.
Sogno.
Desiderio.
Inconscio.
Identità.
L’arte anticipa molte di queste domande.
Solomon come pittore psicologico
Non perché analizzi scientificamente la mente.
Ma perché comprende che un volto può contenere conflitti invisibili.
Gli occhi chiusi
Torniamo ancora una volta a questo dettaglio.
Gli occhi chiusi sono quasi una dichiarazione.
La verità che cerca Solomon non arriva necessariamente dall’esterno.
Guardare dentro
È forse il gesto fondamentale della sua pittura.
Il silenzio come spazio
Anche il silenzio non è vuoto.
È il luogo in cui l’immagine acquista risonanza.
Perché la sua pittura colpisce ancora
Perché molte opere contemporanee cercano esattamente ciò che Solomon cercava.
Identità fluide.
Bellezza ambigua.
Spiritualità personale.
Desiderio.
Introspezione.
Un artista contemporaneo prima del tempo?
Bisogna stare attenti alle semplificazioni.
Solomon apparteneva pienamente all’Ottocento.
Ma alcune sue domande sono sorprendentemente vicine al presente.
La fragilità come forza
Nella sua pittura la delicatezza non è debolezza.
La figura fragile può possedere una forza enorme.
Perché non deve dominare fisicamente lo spazio.
Domina emotivamente.
La bellezza inquieta
Ancora una volta ritorna una caratteristica comune a molti grandi artisti dell’ambiente preraffaellita.
La bellezza non rassicura sempre.
Può generare desiderio.
Nostalgia.
Disagio.
Arte come confessione senza parole
Forse alcune opere di Solomon funzionano proprio così.
Non raccontano apertamente.
Confessano attraverso il simbolo.
La maschera del mito
Bacco.
Amore.
Notte.
Sonno.
Figure che permettono di parlare indirettamente.
La maschera nasconde.
Ma proprio nascondendo rivela.
Un’arte della soglia
Solomon lavora sempre su confini.
Maschile e femminile.
Ebraismo e classicismo.
Religione e sensualità.
Preraffaellismo e Simbolismo.
Corpo e spirito.
La soglia è il suo vero territorio
Non completamente da una parte.
Non completamente dall’altra.
È proprio questa posizione instabile a generare la sua originalità.
La modernità dell’ambiguità
L’arte contemporanea ci ha abituati all’ambiguità.
Ma nell’Ottocento questa poteva essere profondamente destabilizzante.
Solomon la utilizza come linguaggio.
Il diritto al mistero
Non tutto deve essere spiegato.
È una lezione importante.
Una figura può rimanere indefinita.
Un sentimento può restare senza nome.
L’opera continua nello spettatore
Quando il quadro non chiude il significato, siamo noi a continuarlo.
È il principio fondamentale dell’arte simbolica.
Una pittura che non vuole raccontare tutto
Ed è precisamente questo che differenzia Solomon da molti pittori narrativi che abbiamo trattato.
Edmund Blair Leighton racconta un episodio.
Millais racconta un momento.
Ford Madox Brown racconta una società.
Solomon racconta una condizione dell’essere.
Il posto di Solomon nel Preraffaellismo
È dunque fondamentale.
Perché dimostra quanto il movimento fosse più vasto della Brotherhood originaria.
Dalla precisione naturalistica del 1848 si arriva progressivamente a:
Estetismo.
Simbolismo.
Decadentismo.
Solomon occupa uno dei punti di passaggio.
La bellezza diventa autonoma
La natura perde centralità.
Il volto cresce.
L’atmosfera domina.
Il mondo esterno svanisce
Rimane la figura.
E insieme alla figura:
il desiderio.
Una grande lezione per Ars Magistris
Raccontare Simeon Solomon significa anche dimostrare che una rivista dedicata alla bellezza figurativa non deve limitarsi alle immagini gradevoli.
La bellezza può essere complessa.
Fragile.
Ambigua.
Persino dolorosa.
È proprio questa complessità a renderla culturalmente significativa.
Oltre la biografia tragica
Solomon merita quindi di essere restituito pienamente alla storia dell’arte.
Non come curiosità.
Non come vittima.
Non come semplice satellite di Rossetti.
Ma come autore.
Una voce individuale
Le sue opere possiedono una riconoscibilità immediata.
Ed è forse il criterio più semplice per riconoscere una personalità autentica.
Vedere un volto di Solomon significa entrare in uno spazio che appartiene soltanto a lui.
Il volto come destinazione finale
Negli altri pittori il volto introduce alla storia.
In Solomon la storia sembra dissolversi nel volto.
È lì che tutto finisce.
O forse tutto comincia.
Il desiderio dell’invisibile
È probabilmente la formula che meglio sintetizza la sua ricerca.
Il corpo è visibile.
Ma ciò che il corpo desidera non lo è.
L’anima non è visibile.
La memoria non è visibile.
La fede non è visibile.
Eppure l’arte tenta continuamente di rappresentarle.
È questa la sfida di Solomon
Dare un volto a ciò che non possiede volto.
Un ultimo sguardo
Simeon Solomon morì nel 1905.
La sua vita aveva attraversato gloria, scandalo, esclusione e povertà.
Ma le immagini rimasero.
Ed è sempre questo il paradosso dell’arte.
La società può espellere un artista.
Il tempo può restituirgli voce.
La bellezza sopravvive al giudizio
Le convenzioni cambiano.
Le leggi cambiano.
Il gusto cambia.
Ma un’opera capace di contenere una vera esperienza umana può riemergere.
E Solomon è riemerso
Oggi le sue figure sembrano meno marginali di quanto apparissero al suo tempo.
Forse perché il presente è finalmente capace di vedere alcune cose che il suo mondo non poteva accettare.
Il pittore dell’interiorità
Alla fine, però, la definizione più importante rimane artistica.
Simeon Solomon fu un pittore dell’interiorità.
La sua arte trasformò il desiderio in simbolo.
La bellezza in ambiguità.
La spiritualità in volto.
Simeon Solomon dipinse il confine: tra corpo e spirito, desiderio e contemplazione, maschile e femminile, fede e bellezza. Nel suo universo la figura umana smette di essere semplice presenza e diventa una soglia verso ciò che l’occhio non può vedere.

